domenica 10 aprile 2011

Abbiamo parlato de "Il Gattopardo"

Dopo quasi un mese riprendiamo a pubblicare. Perchè abbiamo interrotto? Per stanchezza, scoramento; forse?! Ma ora, bando alle ciance. Ricominciamo con il verbale del 19 marzo.

Il 19 marzo 2011 il gruppo di lettura si è riunito in casa di Marcello e Patrizia per condividere le impressioni su "Il gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, libro notissimo,ma interessante da rileggere in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia.

Molti di noi hanno raccontato di averlo letto in giovanissima età, anche se qualcuno aveva interrotto la lettura. quasi tutti comunque ricordano il celebre film tratto dal libro.

Rileggerlo è per Antonietta sempre fonte di nuovi stimoli: apprezza l'agilità con cui vengono trattate problematiche di grosso spessore; una delle cose che più la colpiscono è il modo in cui viene messa in evidenza la solitudine di un uomo sullo sfondo di un periodo storico di cambiamenti che mettono in crisi i ruoli predefiniti pur senza apportare cambiamenti davvero profondi. "Tutto deve cambiare perchè nulla cambi", la famosa frase di Tancredi è emblematica di un modo di scorrere che ha avuto la storia in Sicilia: non vissuta veramente, ma subita.

Elisa ha riconosciuto nel libro una caratteristica importante del carattere siciliano: l'orgoglio. Nessun evento, anche drammatico riesce a dominarlo. Il siciliano si sentirà sempre "il sale della terra" e quando tutto cambierà e "i gattopardi verranno sostituiti dagli sciacalletti", niente sarà cambiato realmente.

Gianna vede in questo un segno di grosso pessimismo.

Marcello è di diversa opinione: il testo contraddice la famosa frase di Tancredi; molte cose cambiano e accettando questo immobilismo non si rende un buon servigio ai siciliani.

Ci si è soffermati a lungo sul concetto di romanzo storico. Così mentre Antonietta, come abbiamo già detto, vede la storia individuale inserita in un periodo storico di cambiamenti,

Elisa ritiene che non si tratti di un romanzo storico. Marcello aggiunge che a suo parere il libro non va letto come storia 'cronologica'. Lui ha avuto l’impressione che il racconto si dipani in una sorta di bolla in cui nell'inizio è già racchiusa la fine.

Patrizia invece è stata colpita dalla ricerca continua, ma quasi mai raggiunta, della gioia da parte del protagonista. In fin di vita riesaminando i giorni passati i veri momenti intensi sono un'entità microscopica rispetto ai 73 anni vissuti.

Tutti hanno assaporato le descrizioni intense e sensuali della natura, delle cose, delle persone; ammirando la ricchezza di metafore mai retoriche, sempre calzanti e capaci di evocare nostalgie di luoghi fascinosi, l'autore riesce a scambiare con il lettore forti emozioni, facendogli quasi dimenticare che quella che ha davanti è solo una lettura.

Carlo, come aveva promesso, ci ha parlato del suo incontro con Carlo Alberto Salustri meglio conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa.

Nel 1950 Carlo era ancora un bambino, i familiari avevano un bar nei pressi dello studio di Trilussa e, grazie all'amicizia della governante, venne introdotto nel laboratorio del Poeta. Carlo ricorda Trilussa come un uomo signorile, altero e un po' fuori dal mondo, forse a causa della sua fama. Carlo ci ha fatto rivivere  l'atmosfera degli anni 50 a Roma.

Per concludere Carlo ci ha recitato tre poesie di Trilussa: "L'assicurazione", "L'arte di prendere moglie", "Per direttissima".

Ci aggiorniamo al prossimo incontro del 14 Maggio per condividere le impressioni su "Momo", la fiaba di Michael Ende, e “Accabadora” di Michela Murgia

Di "Momo" abbiamo già parlato a Dicembre, per sapere qualcosa della Murgia guardate il video proposto dal Corriere della Sera: http://www.corriere.it/ioscrivo/