sabato 28 dicembre 2013

Il "falso" mito dei nativi digitali



La motivazione di uno studente è dentro di lui e viene attivata da quella del docente. In assenza di motivazione del docente non si attiva quella dello studente e non c'è dispositivo che possa fare miracoli.

Con queste parole viene sintetizzato un interessante articolo di Alessandro D'Avenio del 18 /12/2013 per La Stampa

 

giovedì 26 dicembre 2013

Quota Zero di Pietro Saitta






Noi, che viviamo a L'Aquila, siamo convinti che termini come new town, shock economy  nonchè la tesi  della "necessità come fonte primaria del diritto" siano stati elaborati in occasione del terremoto del 2009.

Nulla di più falso: le new towns, dette anche "città giardino" sono sorte in Inghilterra a partire dal 1947 per controllare la crescita preoccupante di Londra; in Italia nel periodo del boom economico si parlò molto della costruzione di due new town, una a nord e una a sud di Roma, collegate alla capitale tramite due superstrade ma poi il progetto cadde nel vuoto.

Di "shock economy" la giornalista canadese Naomi Klein ne parlò, con successo di pubblico, nel 2007. Il suo libro studiava gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago .La tesi principale sostenuta dall'autrice era che l'applicazione di queste politiche (che prevedono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazione dei salari) sia stata effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente.

Per quanto riguarda le incapacità previsionali dei nostri governanti e gli espedienti che sono alla base del concetto di " necessità come fonte primaria del diritto" vi rimando ad un interessante contributo della dottoressa Francesca Biondi Dal Monte.

Di tutte queste cose, comunque,  si parla in un libro del sociologo Pietro Saitta "Quota Zero"- Messina dopo il terremoto: la ricostruzione infinita. 2013 Donzelli Editore.

Quota zero" è uno studio sulla lunga durata di un disastro e sull'ordine sociale derivato da un evento apocalittico come il terremoto di Messina del 1908. La città dello Stretto viene qui vista come uno dei primi spazi di applicazione di quella shock economy che, secondo orientamenti prevalenti, sarebbe tipica della contemporaneità e del neoliberismo. Secondo l'autore, però, molte delle forze attive nel contemporaneo capitalismo dei disastri sarebbero state all'opera nella città siciliana già all'inizio del secolo scorso. Al punto che Messina ha finito con l'anticipare di decenni tutte le contraddizioni del capitalismo contemporaneo. Pietro Saitta ripercorre la storia di Messina, dei suoi abitanti marginali e del Mezzogiorno, alla luce di categorie analitiche mutuate dagli studi postcoloniali e subalterni, oltre che dalle teorie sul sistema-mondo. Testimoni privilegiati e diretti sono differenti generazioni di reietti dei cantieri edili, di abitanti delle baracche e simili figure ugualmente impegnate a sopravvivere e "resistere", sfruttando gli interstizi lasciati liberi da un sistema pervasivo e spietato che si rinnova da decenni. Quel che discende da questo sforzo è una visione intorno a un evento centrale della storia nazionale, delle utili osservazioni comparative sulla gestione dei disastri nel nostro paese e l'avanzamento di una proposta metodologica nei termini di un approccio alla ricerca sociale teso a coniugare storiografia, sociologia... Prefazione di Biagio Oriti.


 

 

 

 

 

lunedì 25 novembre 2013

25 novembre giornata mondiale di lotta per la soppressione della violenza sulle donne

Femminicio la nuova legge fra luci e ombreLa convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, approvata nel maggio del 2011, sancisce i principi per la prevenzione, il trattamento e la pena per questo genere di reati.

La violenza sulle donne viene annoverata fra le violazioni dei diritti umani e viene definita come una vera e propria forma di discriminazione, che si traduce in danni fisici e/o psicologici contro la persona.

La violenza alle donne come genocidio nascosto - per dirla come Amartya Sen - non è un residuo del passato e non va assolutamente sottovalutata. Dietro il femminicidio introdotto nel dibattito nazionale ed internazionale c'è non solo l'omicidio di donne - in questo caso si parla di femmicidio - ma la continua erosione della loro dignità, il tentativo di negare la piena espressione della loro personalità. Il femminicidio costituisce solo la cima di un enorme iceberg sommerso La violenza sulle donne non è solo il frutto di un'aggressione individuale. Esiste una dimensione sociale della violenza e il fatto che gran parte della violenza si svolga in famiglia significa che la dimensione sociale include i rapporti coniugali, tra partner e genitoriali. è un fenomeno trasversale a ceti ed ambienti e bisogna andare a fondo per capire perché cittadini ritenuti assolutamente normali, di ogni professione e livello culturale, attaccano l'identità delle loro mogli o compagne e perché provano, e spesso riescono, ad umiliarla e distruggerla, si tratta di cambiare i modelli culturali in tutti i contesti dove si manifesta la vita sociale, nelle famiglie, come nelle scuole, nelle associazioni, nelle palestre, ma sopratutto nei rapporti quotidiani. Occorre una nuova stagione delle relazioni Molti studi dicono che la violenza sulle donne non è mai reazione ad un torto e neanche e soltanto lo sfogo maschile a proprie insoddisfazioni o frustrazioni. È molto di più. Richiama un livello qualitativamente diverso. Attiene a profonde motivazioni culturali, ai modelli del rapporto tra i generi, tra le persone. Per questo la violenza oggi non è purtroppo solo frutto di arcaismi. La violenza in tutte le sue forme è piuttosto un modo per riappropriarsi di un ruolo gerarchicamente dominante a cui sono connessi privilegi, è crisi di identità. La violenza, per essere realmente combattuta ha bisogno di un cambiamento culturale, e nessuna legge, anche la più rigorosa dal punto di vista penale, può arginare la violenza se non è accompagnata da una volontà di cambiamento nel rapporto tra i sessi e le persone e questo lo si può fare cominciando dalle famiglie e dalla scuola (fonte .
Negli ultimi mesi sono stati pubblicati molti libri, ne consiglio due in particolare:




Se questi sono gli uomini




 

mercoledì 20 novembre 2013

A ROMA LE "DONNE IN PIAZZA" DEL CAMPIDOGLIO.


Roma, 25 novembre 2013
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO
dalle ore 17.00 alle ore 19.00

manifesto

domenica 13 ottobre 2013

Si scrive scuola, si legge futuro

ignorantiCon questo slogan gli studenti si sono mobilitati e ieri hanno riempito le piazze di 80 città.

‘Ancora una volta siamo in piazza per gridare alla politica con forza che non c'è più tempo per tergiversare, vogliamo dettare le nostre priorità e vogliamo farlo adesso’ si legge nel comunicato dell’Unione degli studenti. Le richieste degli studenti sono precise: ‘Vogliamo una legge nazionale sul diritto allo studio che garantisca a tutti la possibilità di frequentare la scuola’.

Sono molti anni che sentiamo queste frasi e possiamo anche pensare che abbiano perso di significato.

Per convincerci del contrario leggiamo una ricerca di Roberto Ippolito “IGNORANTI- l’Italia che non sa l’Italia che non va” – 2013 ed. Chiarelettere.

Un libro di 170 pagine in cui ogni considerazione dell’autore è suffragata da cifre e statistiche. Scopriamo così che al contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento della scolarizzazione accompagnò il miracolo economico, oggi il 45,2 per cento degli Italiani ha il massimo la licenza media contro il 27,3 per cento della media europea.

Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro.

L’Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine, vedi l’onda lunga dei tagli dell’era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico Monti.

Forse per tutto questo gli studenti considerano il decreto-scuola, dall'ambizioso titolo "L'istruzione riparte", approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei ministri e adesso in Parlamento per la conversione in legge, ‘assolutamente insufficiente’.

Si hanno ragione: "Si scrive scuola, si legge futuro"

 



 


 

venerdì 2 agosto 2013

La tela di Penelope si è strappata?

II repubblicaAlla fine dell'anno passato gli Editori Laterza hanno pubblicato un piacevole libro di Simona Colarizzi e Marco Gervasoni: La tela di Penelope - storia della Seconda Repubblica. In poco più di 200 pagine gli autori ci ricordano, con gli strumenti della ricerca storica, ciò che è accaduto in circa venti anni in Italia: da Tangentopoli alle elezioni politiche del 1994, dalla stagione dei movimenti iniziata poco prima del 2000 all'entrata in scena dell'antipolitica alcuni anni dopo, dal bipolarismo all'implosione dei partiti. La narrazione termina con  Mario Monti alla guida di un governo tecnico: "se fosse la fine della Seconda Repubblica resta ancora impossibile dirlo, certo calava il sipario su una stagione: That's all, folks, intitolava [The Economist] '11 novembre 2011" (pag.233)

Credo che con la condanna di Silvio Berlusconi, finalmente, non ci siano più dubbi sulla fine della seconda repubblica. And now, folks? Tradotto alla romana: "E mo' ?"

giovedì 1 agosto 2013

Ago sto a Lucoli

 

Lucoli (come si legge nelle informazioni istituzionali) è una ridente vallata, situata ad un'altitudine che oscilla tra gli 800 e 1400 m. s.l.m.

Si estende per circa 11.000 ettari di territorio ed è il comune più vasto della Comunità Montana Amiternina della provincia di L’Aquila.

Lucoli è un centro turistico apprezzato, in estate, per la quiete di questi luoghi e per l'aria ancora pulita e, in inverno, per il complesso sciistico di Campo Felice, che è di sicuro uno dei più belli ed attrezzati del Centro-Italia.

Il turismo è in crescente aumento e lo dimostra il sorgere di numerosi residence che ormai possono essere considerati dei nuovi paesi, come Prato Lonaro e Le Terrazze.

A Lucoli quest'anno vi aspetta un agosto ricco di iniziative per chi vuole passare un periodo rilassante senza annoiarsi.

Dal 3 al 10 agosto Film in Piazza e Manifestazione eno-gastronomica

calici di vini

info http://calicidivini.lucoli.it 

 

 

 

 

L'11 agosto nelle frazioni di Lucoli Alto e Vado Lucoli: 7^Mostra Mercato Artigianale

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Esibizione Banda musicale Ji Briganti e il Duo Chitarristico Demis, sfilata modelle con vestiti da sposa d'epoca, servizio di carrozza a cavallo fra le frazioni e tanto altro.

 

 

Il 16 agosto Centro Sportivo San Giovanni: Aspettando il Toro

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Serata giovani: Spettacolo di Danza, ristorante giovani e discoteca all'aperto per tutti

 

 

 

Il 17 agosto Centro Sportivo San Giovanni: Festa del Toro allo Spiedo

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Apertura stands ore 19,00

 

 

 

Per i festeggiamenti nelle varie Parrocchie potete visitare il sito:  http://www.abbaziaeparrocchiedilucoli.it/

domenica 14 luglio 2013

Perciò veniamo bene nelle fotografie

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Qualcuno ha detto di non fidarsi di chi non ama la poesia. Personalmente mi ritengo affidabile ma non amo la poesia. Forse la penso come la figlia, ancora piccola, di Ronald D. Laing, autore della geniale raccolta di poesie Mi ami; la piccola, sfogliando quel libro, gli disse: “Papà, ti hanno fregato! Nel tuo libro c’è più bianco che parole!”.

Credo che sia per questo che la poesia non mi attira: amo le pagine utilizzate per intero; ho bisogno che i pensieri siano esplicati nel modo più completo e chiaro possibile e non criptati in diciassette parole.

Poi ci sono, anche per me, le eccezioni. Fu così per Elio Pagliarani e la sua”Ragazza Carla”; è così oggi per il romanzo in versi di  Francesco Targhetta: Perciò veniamo bene nelle fotografie.

E’ la storia di un aspirante professore che si trova a vivere con altri trentenni costretti a far vita universitaria, o a tornare nella casa dei genitori per un periodo, a rincorrere amori mentre è ‘rincorso’ dalle bollette, con tutto il senso di fallimento conseguente che conosciamo.

E’ la storia della provincia e della precarietà. Precarietà che è sostituibilità nel mondo del lavoro: se tu non vuoi fare qualcosa c’è sicuramente qualcun altro che accetterà di farlo al tuo posto.

Perciò veniamo bene nelle fotografie: perché siamo fermi, nelle sabbie mobili di una vita su cui non abbiamo controllo, persi. E, come in una fotografia, in questo libro le forme sono nette, ogni parola è necessaria come i contorni delle cose. Cambia solo il senso di movimento: questo libro scalpita senza senso di persecuzione, come istantanee di vere vite che spesso parlano più con i vuoti e silenzi che con le parole.

 

giovedì 4 luglio 2013

21 luglio 2013 Festa della Montagna a Lucoli

 

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Il bosco, luogo misterioso e affascinante, nel corso della storia ricoprì un ruolo importante nella vita dell’ uomo,e a seconda del periodo storico fu concepito in maniera differente.

Ritornando alle origini il bosco, fu un elemento essenziale per la sopravvivenza dell’ uomo primitivo. Qui egli trovava non solo un rifugio, ma anche una fonte di sostentamento,poiché vi poteva beneficiare dei frutti della terra e degli animali da cacciare.

Con lo sviluppo sociale e demografico, il bosco è ormai visto soprattutto come un’importante risorsa energetica, in quanto il legno può essere utilizzato come combustibile, come materiale edile e come materia prima per produrre la carta. Di qui il processo di disboscamento per cui gran numero delle foreste presenti sul nostro pianeta sono stata distrutte, e con esse le specie animali e vegetali che lì avevano creato il loro habitat . L’ uomo nel corso del tempo ha perso così il rispetto della natura, in quanto non considerata come essere vivente. Ciò è dimostrato dalla consistente urbanizzazione avvenuta nell’ età moderna, dove numerose foreste e boschi sono stati sostituiti da grandi metropoli e centri urbani.  Un esempio che dimostra questo triste evento ci viene descritto da Italo Calvino nel suo romanzo Marcovaldo ovvero le stagioni in città. Marcovaldo e i suoi figlioli, per  proteggersi dal freddo dell’inverno, sono costretti a cercare legna per la stufa, ma questa ricerca non avviene in un normale bosco; essi ricavano la legna dai cartelli situati sulla carreggiata dell’autostrada.

Come a dire che, se l’uomo non cambia la sua visione nei confronti della natura, le generazioni future vedranno solo boschi di cartelli stradali e non più di alberi. (fonte Cinema e letteratura 4b)

martedì 25 giugno 2013

Parco Archeologico della Necropoli di Fossa

Anche quest'anno da giugno a ottobre è possibile visitare la Necropoli di Fossa

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Nel cuore dell'antico territorio dei Vestini, a poca distanza dell'attuale abitato di Fossa, in una natura ancora incontaminata, è possibile ammirare e contemplare una tra le più monumentali necropoli dell'età del Ferro della nostra regione: "la piccola Stonehenge d'Abruzzo"

Apertura al pubblico:

Dal 15 giugno al 3 novembre 2013

nei giorni di sabato e domenica (mattina ore 10:00 - 13, pomeriggio ore 15:30 - 18:30).

agosto

la Necropoli è aperta anche dal lunedì al venerdì (pomeriggio ore 15:30 - 18:30).

Gruppi organizzati di almeno 20 persone possono concordare la visita in orari e giorni diversi da quelli prestabiliti. L'archeologa è presente sul posto (Dr.ssa Carla Ciccozzi, per info e prenotazioni cell.349.7820922).

La durata media della vista è di circa 30 minuti; il prezzo del bliglietto è di euro 3 (ridotto per bambini, over 65 e scolaresche)

 

Info Comune di Fossa: 0862.751120 / 3665888566 / 3665888573

 

sabato 15 giugno 2013

venerdì 31 maggio 2013

E se la soluzione fosse “il consumatore collettivo”?




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Nel 1980 la casa editrice Il Mulino pubblicò, sui Quaderni della Rivista Trimestrale, un saggio dal titolo: “Afferrare Proteo”.


Certo la situazione economica  è mutata,  pure le finalità dell’elaborato lo rendono assolutamente attuale.


Fabrizio Barca in un recente saggio: Stato e sviluppo: un paradigma e un cantiere aperto, afferma che, in tempi recenti, il modello dello “Stato promotore di servizi” collettivi è stato riproposto come una possibile alternativa al modello dello “Stato del welfare”, la cui crisi – finanziaria e politica – ha segnato la fine dello scorso secolo. Ed è stato proposto in una versione che dà ruolo centrale allo Stato nelle sue articolazioni locali, poiché sono queste articolazioni a potere svolgere il ruolo di “mediatore di bisogni” che allo Stato viene chiesto.” Particolarmente attuale quindi risulta essere la proposta del  “consumatore collettivo” che occupa gran parte di “Afferrare Proteo”.


In un intervento del 2012, Antonio Basile sottolinea che “la peculiarità del “consumatore collettivo” (strumento elaborato diversi anni fa da un gruppo di giovani economisti), è che il mercato non viene messo in discussione, cioè, esso convive con le leggi del mercato. Quello che viene modificato è il rapporto tra consumo e produzione, non esprimendosi più tra singolo consumatore e impresa, ma tra questa e il “consumatore collettivo”, che rappresenta tutta una fascia di consumatori, attivando, o addirittura consolidando, una sorta di controllo qualitativo sulla produzione dei beni e/o servizi destinati al consumo; nonché la possibilità di poter incidere sul rapporto tra produzione e risorse naturali come “fattori produttivi”
In secondo luogo, l’esigenza di elaborare un simile meccanismo, nasce dalla effettiva possibilità di escludere da certi consumi alcune categorie di cittadini-consumatori attraverso il prezzo; nasce, inoltre, dal fatto che non esistono sul mercato beni e servizi in grado di soddisfare certi specifici bisogni, per cui questi resterebbero insoddisfatti.
Il “consumatore collettivo”, che in concreto può essere un qualsiasi ente locale, (le Municipalità, appunto) esprime verso le imprese a cui è affidato il compito di reperire beni e servizi per soddisfare i bisogni richiesti, una domanda pagante.
Al “consumatore collettivo” è affidata poi la funzione di rivendere questi beni e servizi.
Da quanto detto, appare chiara la natura di questo strumento: esso si comporta come un organismo pubblico che agisce in un mercato dominato dall’azione dei soggetti privati, ma che partecipa, direttamente o indirettamente, a definirne le direzioni e le finalità.
Qual è la funzione-obiettivo del “consumatore collettivo”? Essa è stata individuata nella minimizzazione dell’esclusione di alcune categorie di individui dalla realizzazione di certi bisogni. Le caratteristiche del consumatore collettivo sono così sinteticamente descritte:
• Esso può esprimere sul mercato una domanda di beni e servizi di consumo sociale che i singoli, individualmente, non potrebbero mai esercitare;
• il consumatore collettivo, poiché organizza e concentra una domanda ingente, gode di un potere di mercato incomparabilmente superiore a quello del singolo consumatore, potendo, quindi, incidere sui rapporti di forza;
• proprio perché la domanda espressa dal consumatore collettivo è ingente e stabile, le aspettative delle imprese possono stabilizzarsi quanto basta ad accrescere la loro propensione a investire a lungo termine, aumentando così l’offerta potenziale, sia in termini quantitativi, che in termini qualitativi.”

La produzione dei servizi collettivi pone un complesso problema di “conoscenza locale” e di scambio di informazioni fra pubblico e privato. La conoscenza di quali siano i bisogni collettivi che è effettivamente necessario soddisfare per elevare il benessere dei cittadini, così come la conoscenza dei servizi collettivi che migliorano l’efficienza delle imprese e la loro capacità di innovazione è di norma il punto di arrivo di un processo di apprendimento collettivo. Altrettanto lo è la conoscenza di come tali bisogni possano essere soddisfatti: con quali panieri di servizi, locali e di rete, prodotti da chi, controllati da chi.


Si tratta di due fondamentali ambiti di “conoscenza rilevante” che non necessariamente il decisore pubblico possiede nel momento in cui è chiamato a svolgere la sua funzione di mediatore.

Ma questo è un altro capitolo.

Chi volesse leggere l’articolo tratto dai quaderni della Rivista Trimestrale n.62-62 può cliccare quì

 

mercoledì 6 marzo 2013

Organo all'aperto

Di Roberto Soldati abbiamo parlato spesso anche perchè il suo archivio è pieno di sorprese.

Questa volta ci svela il  suo amore creativo per la musica. Un organo all'aperto, anzichè elevare lo spirito dei suoi fedeli, si strappa di dosso le vesti talari per poi scatenarsi in una esilarante escursione attraverso i suoi registri sonori.

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giovedì 28 febbraio 2013

Baliva di Marisa Provenzano

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Circolo di lettura “Rugantino”

Via Rugantino 113  00169  Roma

Tel. 06/45460591 – rugantino@bibliotechediroma.it

Coordinatrice : prof.ssa Livia De Pietro












INVITO

09/03/2013 ore 10,00

Presentazione del libro “Baliva”

di Marisa Provenzano

Relaziona: Livia De Pietro critica letteraria

Partecipano:


Dario Nanni consigliere comunale Roma

Domenico Naccari delegato comunale

 ai rapporti con le comunità regionali

Lettura brani: Benedetto Cesarini (Attore)



L’evento è allietato dal coro “Quinta aumentata”

diretto da Attilio Di Sanza (sestetto multietnico che canta a cappella)



 

giovedì 3 gennaio 2013

Signora Ava

signora evaSu questo Blog abbiamo a lungo parlato de "Il Gattopardo" e de "I Vicerè"; abbiamo però dimenticato "Signora Ava" di Francesco Jovine.

Goffredo Fofi, nella prefazione all'ultima edizione del 2010, lo definisce: il Gattopardo dei poveri. Eppure Francesco Jovine, scrittore tra i più arditi del nostro Novecento, riesce a compiere un'impresa: condensare un mondo intero in un romanzo. L'opera si compone di due parti: nella prima c'è la descrizione della vita del borgo che scorre tranquilla, tra occupazioni contadine e beghe di paese, mentre le notizie del mondo esterno arrivano rarefatte; nella seconda la Storia irrompe a Guardialfiera  e sconvolge il pacato ritmo di vita dei suoi abitanti.

Confesso che non mi sarei interessato all'opera di Jovine se l'amico Roberto Soldati non  mi avesse ricordato che gran parte della trasposizione televisiva è stata realizzata a Lucoli. Nel 1975 Roberto era allievo dell'Accademia d'Arte di L'Aquila diretta dal regista Antonio Calenda che, per l'occasione,  aveva voluto utilizzare la bellissima "casa del sacrestano Peppe Verdi", a fianco della Beata Cristina che ora è in stato di abbandono.  La maggior parte delle scene sono state girate a San Giovanni, Cottorone e nei boschi di Campo Felice dove si vedono comparse lucolane.

Godetevi la visione di  "Signora Ava". Non è male.

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