martedì 3 giugno 2014

Rapita nella Siria in Guerra


Dalla prefazione di Paul Wood

Questo libro è il diario di una prigionia, ma anche un inno al coraggio di un popolo, quello siriano, che non ha mai smesso di sperare nonostante l’orrore che gli si consuma intorno.  Il 3 aprile del 2013 Susan Dabbous, giornalista di origini siriane, è stata rapita in Siria insieme ad altri tre reporter italiani. A sequestrarli, a Ghassanieh, un villaggio cristiano, è stato Jabhat al-Nusra, un gruppo legato ad al-Qaeda. Sono stati arrestati davanti a una chiesa sconsacrata, dove stavano filmando un documentario per la Rai. Portata inizialmente in una casa prigione, Dabbous è stata poi separata dai suoi colleghi e trasferita in un appartamento con una donna, Miriam, moglie di uno jihadista. È stata la nuova carceriera a occuparsi della «islamizzazione» di Susan. Con lei l’autrice ha pregato e ascoltato i discorsi di Osama bin Laden.  Ed è sempre con lei che ha dovuto riflettere su una domanda che in quei giorni di cattività le è stata rivolta: «Qual è la tua morte preferita?». Un quesito cui Dabbous ha tentato di rispondere con sincerità, «perché quando sei un ostaggio non dici bugie. Così ho parlato da donna a donna con quel linguaggio assolutamente universale fatto principalmente di emozioni». La liberazione è arrivata dopo undici giorni, a seguito di un accordo concluso dai servizi segreti italiani. Dopo un breve periodo in Italia, Susan è partita di nuovo per il Libano, dove viveva da oltre un anno, e lì ha scoperto che un suo amico nel villaggio di Atme, in Siria, era stato torturato solo per avere informazioni su di lei.

Susan Dabbous

È una giornalista italo-siriana, che collabora con diverse testate italiane, tra cui «Avvenire». Nel 2012, assieme al regista Alessio Cremonini, ha scritto la sceneggiatura di Border, film basato sulla storia vera di due sorelle che fuggono dalla Siria. Vive tra Beirut e Gerusalemme e segue gli eventi mediorientali dal marzo 2011. I reportage da lei firmati nel giugno di quell’anno come inviata dal confine turco-siriano sono stati i primi della stampa italiana a offrire un resoconto sugli oppositori del regime di Damasco. Nell’agosto 201

lunedì 13 gennaio 2014

Film d'Artista al MU.SP.A.C.






ART e CINEMA
Film d'Artista

dal 15 gennaio al 19 febbraio 2014
Mercoledì 15 gennaio riprendono al MU.SP.A.C. Biblioteca gli incontri di ART e CINEMA dedicati ai FILM D’ARTISTA.
La rassegna, già iniziata nel 2012 e continuata nel 2013, si svolgerà ogni mercoledì alle 20:00, fino al 19 febbraio e intende ripercorrere, attraverso il cinema, le vite e le vicende dei grandi nomi dell’arte.ore 20:00






domenica 12 gennaio 2014

LUCOLI E LA SUA STORIA


Vi propongo la lettura della Seconda parte di "Lucoli Medioevale".


Vi si parla della non semplice storia dell'Abadia di San Giovanni Battista.




venerdì 10 gennaio 2014

LUCOLI E LA SUA STORIA

Nel 1986 l’Amministrazione Comunale di Lucoli decise, in occasione del centenario della nascita del Monaco francescano dei Frati Minori Aniceto Chiappini, di proporre la ristampa di un suo scritto: Lucoli Medioevale.

Vi confesso che quando, recentemente, ne sono venuto in possesso, ho avuto qualche dubbio se leggerlo; pensavo fosse stucchevole, quasi agiografico, di difficile lettura.

Invece la fatica di Aniceto Chiappini   risulta scorrevole, interessante e piacevole.

Il testo sia nell’edizione originaria sia nella ristampa risulta introvabile in commercio, perciò ho pensato di pubblicarlo sul blog in tre parti per facilitarne la gestione elettronica.



Prima parte

Note sull'autore:

Aniceto Chiappino Poeta e Storico. Già annalista, archivista e bibliotecario generale dell’Ordine dei Frati Minori, fu tenente cappellano nella Grande Guerra; deputato della Deputazione abruzzese di Storia Patria, diresse con illuminata competenza il suo “Bullettino”.
Nessun poeta o scrittore lucolano, all’infuori di padre Aniceto Chiappini nel suo celebre lavoro Lucoli Medioevale e del sacerdote Pietro Marrelli (discendente del patriota Pietro Marrelli) nel Sunto di storia patria di Lucoli, datato 1894, ha mai rivolto la propria attenzione alle vicende dell’Abbazia di San Giovanni Battista, con tanta passione.
Nato a Peschiolo di Lucoli il 25 marzo 1886, da Pietro e Margherita Marinanza.
Morì a L’Aquila il 6 agosto 1967 nel Convento di San Bernardino. (Fonte Comune di Lucoli)




giovedì 2 gennaio 2014

Danilo Dolci e i Racconti Siciliani

Senza carità, la conoscenza tende a mancare di umanità; senza conoscenza, la carità è destinata sin troppo spesso all’ impotenza. In una società come la nostra – i cui enormi numeri sono subordinati a una tecnologia in continua espansione e pressoché onnipresente – a un nuovo Gandhi o a un moderno San Francesco non basta esser provvisto di compassionee serafica benevolenza. Gli occorrono una laurea in una delle discipline scientifiche e la conoscenza di una dozzina di studiosi di materie lontane dal proprio campo di specializzazione. È soltanto frequentando il mondo del cervello non meno del mondo del cuore che il santo del Ventesimo secolo può sperare in una qualche efficacia.

Inizia così un articolo di  Aldous Huxley dedicato a Danilo Dolci, interessante figura del pacifismo della seconda metà del 1900


racconi siciliani_fondo magazine
Nel 2008 Sellerio pubblica "Racconti Siciliani" di Danilo Dolci: una raccolta di racconti in cui scorre la storia del Sud: il feudo e la riforma agraria, i morti ammazzati, gli sbirri nemici, la malattia, la miseria. Voci, vite vissute, storie vere dalla penna di un poeta.





Per saperne di più vai su IL FONDO magazine di miro renzaglia


sabato 28 dicembre 2013

Il "falso" mito dei nativi digitali



La motivazione di uno studente è dentro di lui e viene attivata da quella del docente. In assenza di motivazione del docente non si attiva quella dello studente e non c'è dispositivo che possa fare miracoli.

Con queste parole viene sintetizzato un interessante articolo di Alessandro D'Avenio del 18 /12/2013 per La Stampa

 

giovedì 26 dicembre 2013

Quota Zero di Pietro Saitta






Noi, che viviamo a L'Aquila, siamo convinti che termini come new town, shock economy  nonchè la tesi  della "necessità come fonte primaria del diritto" siano stati elaborati in occasione del terremoto del 2009.

Nulla di più falso: le new towns, dette anche "città giardino" sono sorte in Inghilterra a partire dal 1947 per controllare la crescita preoccupante di Londra; in Italia nel periodo del boom economico si parlò molto della costruzione di due new town, una a nord e una a sud di Roma, collegate alla capitale tramite due superstrade ma poi il progetto cadde nel vuoto.

Di "shock economy" la giornalista canadese Naomi Klein ne parlò, con successo di pubblico, nel 2007. Il suo libro studiava gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago .La tesi principale sostenuta dall'autrice era che l'applicazione di queste politiche (che prevedono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazione dei salari) sia stata effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente.

Per quanto riguarda le incapacità previsionali dei nostri governanti e gli espedienti che sono alla base del concetto di " necessità come fonte primaria del diritto" vi rimando ad un interessante contributo della dottoressa Francesca Biondi Dal Monte.

Di tutte queste cose, comunque,  si parla in un libro del sociologo Pietro Saitta "Quota Zero"- Messina dopo il terremoto: la ricostruzione infinita. 2013 Donzelli Editore.

Quota zero" è uno studio sulla lunga durata di un disastro e sull'ordine sociale derivato da un evento apocalittico come il terremoto di Messina del 1908. La città dello Stretto viene qui vista come uno dei primi spazi di applicazione di quella shock economy che, secondo orientamenti prevalenti, sarebbe tipica della contemporaneità e del neoliberismo. Secondo l'autore, però, molte delle forze attive nel contemporaneo capitalismo dei disastri sarebbero state all'opera nella città siciliana già all'inizio del secolo scorso. Al punto che Messina ha finito con l'anticipare di decenni tutte le contraddizioni del capitalismo contemporaneo. Pietro Saitta ripercorre la storia di Messina, dei suoi abitanti marginali e del Mezzogiorno, alla luce di categorie analitiche mutuate dagli studi postcoloniali e subalterni, oltre che dalle teorie sul sistema-mondo. Testimoni privilegiati e diretti sono differenti generazioni di reietti dei cantieri edili, di abitanti delle baracche e simili figure ugualmente impegnate a sopravvivere e "resistere", sfruttando gli interstizi lasciati liberi da un sistema pervasivo e spietato che si rinnova da decenni. Quel che discende da questo sforzo è una visione intorno a un evento centrale della storia nazionale, delle utili osservazioni comparative sulla gestione dei disastri nel nostro paese e l'avanzamento di una proposta metodologica nei termini di un approccio alla ricerca sociale teso a coniugare storiografia, sociologia... Prefazione di Biagio Oriti.