domenica 14 luglio 2013

Perciò veniamo bene nelle fotografie

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Qualcuno ha detto di non fidarsi di chi non ama la poesia. Personalmente mi ritengo affidabile ma non amo la poesia. Forse la penso come la figlia, ancora piccola, di Ronald D. Laing, autore della geniale raccolta di poesie Mi ami; la piccola, sfogliando quel libro, gli disse: “Papà, ti hanno fregato! Nel tuo libro c’è più bianco che parole!”.

Credo che sia per questo che la poesia non mi attira: amo le pagine utilizzate per intero; ho bisogno che i pensieri siano esplicati nel modo più completo e chiaro possibile e non criptati in diciassette parole.

Poi ci sono, anche per me, le eccezioni. Fu così per Elio Pagliarani e la sua”Ragazza Carla”; è così oggi per il romanzo in versi di  Francesco Targhetta: Perciò veniamo bene nelle fotografie.

E’ la storia di un aspirante professore che si trova a vivere con altri trentenni costretti a far vita universitaria, o a tornare nella casa dei genitori per un periodo, a rincorrere amori mentre è ‘rincorso’ dalle bollette, con tutto il senso di fallimento conseguente che conosciamo.

E’ la storia della provincia e della precarietà. Precarietà che è sostituibilità nel mondo del lavoro: se tu non vuoi fare qualcosa c’è sicuramente qualcun altro che accetterà di farlo al tuo posto.

Perciò veniamo bene nelle fotografie: perché siamo fermi, nelle sabbie mobili di una vita su cui non abbiamo controllo, persi. E, come in una fotografia, in questo libro le forme sono nette, ogni parola è necessaria come i contorni delle cose. Cambia solo il senso di movimento: questo libro scalpita senza senso di persecuzione, come istantanee di vere vite che spesso parlano più con i vuoti e silenzi che con le parole.

 

giovedì 4 luglio 2013

21 luglio 2013 Festa della Montagna a Lucoli

 

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Il bosco, luogo misterioso e affascinante, nel corso della storia ricoprì un ruolo importante nella vita dell’ uomo,e a seconda del periodo storico fu concepito in maniera differente.

Ritornando alle origini il bosco, fu un elemento essenziale per la sopravvivenza dell’ uomo primitivo. Qui egli trovava non solo un rifugio, ma anche una fonte di sostentamento,poiché vi poteva beneficiare dei frutti della terra e degli animali da cacciare.

Con lo sviluppo sociale e demografico, il bosco è ormai visto soprattutto come un’importante risorsa energetica, in quanto il legno può essere utilizzato come combustibile, come materiale edile e come materia prima per produrre la carta. Di qui il processo di disboscamento per cui gran numero delle foreste presenti sul nostro pianeta sono stata distrutte, e con esse le specie animali e vegetali che lì avevano creato il loro habitat . L’ uomo nel corso del tempo ha perso così il rispetto della natura, in quanto non considerata come essere vivente. Ciò è dimostrato dalla consistente urbanizzazione avvenuta nell’ età moderna, dove numerose foreste e boschi sono stati sostituiti da grandi metropoli e centri urbani.  Un esempio che dimostra questo triste evento ci viene descritto da Italo Calvino nel suo romanzo Marcovaldo ovvero le stagioni in città. Marcovaldo e i suoi figlioli, per  proteggersi dal freddo dell’inverno, sono costretti a cercare legna per la stufa, ma questa ricerca non avviene in un normale bosco; essi ricavano la legna dai cartelli situati sulla carreggiata dell’autostrada.

Come a dire che, se l’uomo non cambia la sua visione nei confronti della natura, le generazioni future vedranno solo boschi di cartelli stradali e non più di alberi. (fonte Cinema e letteratura 4b)