Nel 1980 la casa editrice Il Mulino pubblicò, sui Quaderni della Rivista Trimestrale, un saggio dal titolo: “Afferrare Proteo”.
Certo la situazione economica è mutata, pure le finalità dell’elaborato lo rendono assolutamente attuale.
Fabrizio Barca in un recente saggio: Stato e sviluppo: un paradigma e un cantiere aperto, afferma che, in tempi recenti, il modello dello “Stato promotore di servizi” collettivi è stato riproposto come una possibile alternativa al modello dello “Stato del welfare”, la cui crisi – finanziaria e politica – ha segnato la fine dello scorso secolo. Ed è stato proposto in una versione che dà ruolo centrale allo Stato nelle sue articolazioni locali, poiché sono queste articolazioni a potere svolgere il ruolo di “mediatore di bisogni” che allo Stato viene chiesto.” Particolarmente attuale quindi risulta essere la proposta del “consumatore collettivo” che occupa gran parte di “Afferrare Proteo”.
In un intervento del 2012, Antonio Basile sottolinea che “la peculiarità del “consumatore collettivo” (strumento elaborato diversi anni fa da un gruppo di giovani economisti), è che il mercato non viene messo in discussione, cioè, esso convive con le leggi del mercato. Quello che viene modificato è il rapporto tra consumo e produzione, non esprimendosi più tra singolo consumatore e impresa, ma tra questa e il “consumatore collettivo”, che rappresenta tutta una fascia di consumatori, attivando, o addirittura consolidando, una sorta di controllo qualitativo sulla produzione dei beni e/o servizi destinati al consumo; nonché la possibilità di poter incidere sul rapporto tra produzione e risorse naturali come “fattori produttivi”
In secondo luogo, l’esigenza di elaborare un simile meccanismo, nasce dalla effettiva possibilità di escludere da certi consumi alcune categorie di cittadini-consumatori attraverso il prezzo; nasce, inoltre, dal fatto che non esistono sul mercato beni e servizi in grado di soddisfare certi specifici bisogni, per cui questi resterebbero insoddisfatti.
Il “consumatore collettivo”, che in concreto può essere un qualsiasi ente locale, (le Municipalità, appunto) esprime verso le imprese a cui è affidato il compito di reperire beni e servizi per soddisfare i bisogni richiesti, una domanda pagante.
Al “consumatore collettivo” è affidata poi la funzione di rivendere questi beni e servizi.
Da quanto detto, appare chiara la natura di questo strumento: esso si comporta come un organismo pubblico che agisce in un mercato dominato dall’azione dei soggetti privati, ma che partecipa, direttamente o indirettamente, a definirne le direzioni e le finalità.
Qual è la funzione-obiettivo del “consumatore collettivo”? Essa è stata individuata nella minimizzazione dell’esclusione di alcune categorie di individui dalla realizzazione di certi bisogni. Le caratteristiche del consumatore collettivo sono così sinteticamente descritte:
• Esso può esprimere sul mercato una domanda di beni e servizi di consumo sociale che i singoli, individualmente, non potrebbero mai esercitare;
• il consumatore collettivo, poiché organizza e concentra una domanda ingente, gode di un potere di mercato incomparabilmente superiore a quello del singolo consumatore, potendo, quindi, incidere sui rapporti di forza;
• proprio perché la domanda espressa dal consumatore collettivo è ingente e stabile, le aspettative delle imprese possono stabilizzarsi quanto basta ad accrescere la loro propensione a investire a lungo termine, aumentando così l’offerta potenziale, sia in termini quantitativi, che in termini qualitativi.”
La produzione dei servizi collettivi pone un complesso problema di “conoscenza locale” e di scambio di informazioni fra pubblico e privato. La conoscenza di quali siano i bisogni collettivi che è effettivamente necessario soddisfare per elevare il benessere dei cittadini, così come la conoscenza dei servizi collettivi che migliorano l’efficienza delle imprese e la loro capacità di innovazione è di norma il punto di arrivo di un processo di apprendimento collettivo. Altrettanto lo è la conoscenza di come tali bisogni possano essere soddisfatti: con quali panieri di servizi, locali e di rete, prodotti da chi, controllati da chi.
Si tratta di due fondamentali ambiti di “conoscenza rilevante” che non necessariamente il decisore pubblico possiede nel momento in cui è chiamato a svolgere la sua funzione di mediatore.
Ma questo è un altro capitolo.
Chi volesse leggere l’articolo tratto dai quaderni della Rivista Trimestrale n.62-62 può cliccare quì