mercoledì 28 settembre 2011

Lezioni di scrittura

Andando a zonzo per la rete ogni tanto si scoprono cose interessanti.

Ad esempio il sito http://vibrisse.wordpress.com a cura Di Giulio Mozzi.

Vi si trovano parecchie idee, ad esempio creare un archivio aperto di risorse didattiche per l’insegnamento della scrittura e della narrazione; ma di questo parleremo in un’altra nota.

Per ora vi consigliamo, sempre a cura di Giulio Mozzi, un ciclo di diciassette “lezioni video” sulla scrittura.

Vi proponiamo la prima:

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lunedì 19 settembre 2011

Parliamo di Jazz, PAUL DESMOND

Vincenzo ci ha inviato una pagina della biografia di Paul Desmond. In queste poche righe c'è tutto: l'america degli anni 70, Dave Brubeck e il suo quartet, Joe Morello.

"Alba. Una station wagon si ferma davanti all'ufficio di uno sperduto motel nel New Jersey. Tre uomini entrano: faccia di gesso, occhi pesti, bocca chiusa. Una perfetta scena d'apertura, prima dei titoli di testa, per un B-movie su una rapina in banca? Sbagliato. Il "DAVE BRUBECK QUARTET", qualche anno fa, sul punto di cominciare una giornata di lavoro. Oggi abbiamo un contratto per due concerti alla fiera dell'Orange County a Middletown. Uno alle due del pomeriggio, l'altro alle otto di sera. A Brubeck piace essere presto al lavoro.....Dato che i sandwich prendono più tempo dell'occhiata, mi procuro una copia del "Middleton Record" e le cose cominciano a farsi più chiare. "Il giorno degli adolescenti alla fiera dell'orange country", dice il titolo sulle due pagine centrali. Questi poveracci, e in particolare il tipo che giudica il bestiame hanno pensato che noi fossimo una grande attrazione per adolescenti, e il Signore è testimone che non lo siamo mai stati.....E proprio in cima, nelle prime due colonne a sinistra, c'è questa foto dei denti di Brubeck e di buona parte della sua faccia, insieme al seguente testo, che parafraso solo leggermente. "Ascoltate la musica che fa eccitare tutti gli adolescenti", così comincia. "Ascoltate la musica che ha fatto impazzire Newport Rhode Island" (citazione infelice, dato che poche settimane prima il festival di Newport aveva assistito alla sua prima rissa). "Ascoltate DAVE BRUBECK cantare e suonare i suoi famosi successi, tra i quali "Jazz Goes To College", "Jazz In Europe" e "Tangerine". Perciò, essendoci resi conto - secondo una pungente espressione campagnola tipica di Brubeck - della parte da cui pende il buco, torniamo verso la fiera dove ci si presenta più o meno questa scena: c'è una minuscola, quasi miniaturizzata pista da corse ellittica. Su un lato dell'ellisse c'è la tribuna.....Sul lato opposto alla pista c'è il nostro palcoscenico: una piattaforma di legno alta circa tre metri e immensa. È evidente che in tutta Orange County non si è riusciti a rintracciare un pianoforte, perché le uniche attrezzature sul palco sono un vecchissimo organo elettrico e un microfono.....Quindi attacchiamo con il nostro brano di apertura per le situazioni disperate, "ST. LOUIS BLUES".....EUGENE WRIGHT, il nostro nobile contrabbassista, ed io ci diamo il cambio a trascinare il microfono avanti e indietro dall'uno all'altro per suonare qualche infelice, maledetto chorus, ma l'unico suono che riusciamo a udire viene dai nostri amabili vicini della gara di equitazione. "Galoppo", ruggisce l'altoparlante. "Canter... Trotto... E la vincitrice nella categoria dei dodicenni è...Jacqueline Higgins!". Come sempre, in situazioni difficili come questa, ci affidiamo alla nostra star, il virtuoso del gruppo, la Maria Callas della batteria, JOE MORELLO, che ci ha salvati dai disastri da Grand Forks, North Dakota, fino a Rajkot, India. "È tutta tua", gli diciamo, "allargati pure", che in genere è come procurare un biglietto aereo a un dirottatore. E, a suo eterno merito, Morello supera se stesso. Tutti i piatti tintinnano, tutti i piedi lavorano. (Morello ne ha parecchi. Non sono in molti a saperlo). Ora sta sgranando terzine sul tom-tom, che ha fatto tremare dalle fondamenta le sale dall'Odeon Hammersmith alla Free Trade Hall e ha reso Buddy Rich ancor più verde del solito per l'invidia. All'improvviso l'esibizione di cavalli tace.....All'improvviso una figura emerge dal tendone dei cavalli, si precipita accanto al palcoscenico e urla a Brubeck: "Per amor del cielo, potete dire al batterista di non suonare così forte? Sta terrorizzando i cavalli". Poiché siamo sempre stati una band capace di accettare sportivamente una disfatta, suoniamo una sorta di Muzak per un tempo conveniente e poi sbaracchiamo. Quando ritorniamo alle otto, tutto è cambiato: la tribuna è affollata del nostro seguito geriatrico di venticinquenni e oltre, e suoniamo un concerto del tutto rispettabile. Eppure, anche così la scena ci viene rubata dal gran finale della fiera: la dimostrazione dei pompieri.....Più tardi, quattro uomini dalle facce di gesso e dagli occhi pesti si pigiano in una station wagon e vanno via. Non sarà come rapinare banche, ma ci si guadagna da vivere".....

Se qualcuno non lo conosce e vuole  saperne di più può andare su http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Desmond   oppure sul sito http://www.laltrosuono.org/html/download.htm#

Intanto vi proponiamo due brani trovati su Youtube

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venerdì 9 settembre 2011

FAMILISMO AMORALE

 

FAMILISMO-s.m. Sociol- Vincolo di solidarietà che lega i membri di una stessa famiglia prevalendo su quello sociale.

AMORALE- agg.-Che non fa dipendere il proprio comportamento da valutazioni di ordine morale

L’espressione Familismo Amorale venne coniata dall’antropologo americano Edward Banfield per descrivere il comportamento degli abitanti di un piccolo centro del Sud d’Italia.

Al termine di uno studio, effettuato utilizzando strumenti metodologici diversi: interviste, archivi pubblici e privati, Banfield individuò nella realtà di Montegrano (così chiamò il paese analizzato) l’assenza, pressoché totale, di rapporti di collaborazione tra nuclei famigliari.

Secondo il sociologo i cittadini del borgo seguivano la regola:“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”. Questo principio, di conseguenza, portava l’individuo a perseguire solo l’interesse della propria famiglia (Familismo) e mai quello della comunità; le categorie del bene e del male si seguivano solo all’interno del nucleo ma non nei confronti degli altri gruppi (da qui l’aggettivo usato di Amorale).

Banfield proveniva da una tipica cittadina americana dell’Utah, St George, ricca di vita associativa e di un tessuto sociale molto unito e fu colpito a “Montegramo”, territorio estremamente povero e con forti differenze sociali, dalla totale assenza di associazioni, neanche di beneficenza.

Dopo un po’ d’anni il ricercatore tornò nella cittadina italiana, ma trovò una situazione sostanzialmente immutata che lo portò ad affermare che non c’erano speranze per il futuro.

A mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione, il Mulino ha deciso di rieditare il libro di Edward Banfield: The Moral Basis of a Backward Society con una approfondita introduzione di Arnaldo Bagnasco (Le basi morali di una società arretrata, pagine 194, 11,50).



 

P.S. probabilmente oggi Banfield rimarrebbe stupito della miriade di associazioni che nascono continuamente in ogni dove in Italia. Spesso però i caratteri propri del Familismo Amorale li riconosciamo anche nel mondo associazionistico.