domenica 20 novembre 2011

THE ELECTRIC VOICE

Quando alla radio annunciano un brano di Karlheinz Stockhausen, il primo impulso è di cambiare canale. Quei suoni irrazionali, intercalati, sovrapposti, prolungati, senza apparente motivazione dopo due secondi di ascolto danno… fastidio ad un orecchio disabituato, ad una mente che vuole riconoscere e misurare.

Ma se per avventura sei invitato ad un concerto di “Electric Voice” e, per amicizia con il direttore artistico, accetti di andare, scopri un mondo nuovo, fatto di suoni che corrono per la sala a 360°, riprodotti da un numero enorme di altoparlanti piazzati in punti strategici.

Senti non suoni ma impulsi; percepisci con parti di te che sfuggono al controllo razionale.

Capita di  riconoscere suoni ma li senti elaborati all’infinito.

Ti rendi conto allora che oltre alle sette note esiste una miriade di possibilità sonore che aspettano di essere interpretate e collegate o forse... non lo aspettano affatto!

Se ai suoni elettronici registrati si aggiunge, dal vivo una presenza piena e una voce come quella di Nicholas Isherwood  esci dalla sala con lo stupore nella mente e nuove emozioni nel corpo.

Accademia di Belle arti di Roma – Sala del Colleoni Via di Ripetta 170  18/11/2011

Programma di sala 1: leggi

 



 

 

 

Direzione artistica Enrico Cocco

domenica 13 novembre 2011

DOVE ERAVATE TUTTI

Per il prossimo incontro del gruppo di lettura abbiamo scelto due libri:
I Viceré di Federico De Roberto e di questo parleremo in seguito.
Oggi voglio accennarvi del secondo libro: “Dove eravate tutti” di Paolo di Paolo.
Trama:  Italo Tramontana nato nel 1983, per inciso lo stesso anno di nascita dell’autore, ha dieci anni quando il nonno viene colpito da ictus. L’anno era iniziato con l’arresto di Totò Riina, mentre durante l’anno continuava la guerra di Bosnia e Laura Pausini vinceva il Festival di Sanremo Giovani. Durante l’estate una notizia dall’America: Lorena Bobbit aveva evirato il marito; in Italia il dibattito politico aveva una “New Entry”: Silvio Berlusconi.
Da quell’anno tutti i momenti particolari di Italo avranno  testimone "il cavaliere".
L’esame di V elementare, I governo S.B; per la maggiore età al governo c’era S.B. e anche per l’esame di scuola guida, al governo S.B..Per la verità quando riuscì a dare il suo primo bacio al governo c’era Prodi, ma fu un caso.
Era scontato che Italo, una volta approdato all’Università, per la sua laurea di Storia desiderasse fare la tesi su Silvio Berlusconi. Il suo professore traccheggia nella speranza di un ripensamento, alla fine lo dirotta sull’assistente; ma anche lui è evasivo e per questo che Italo gli scrive una lettera: (segue)

A: Assistente
DA: Italo Tramontana
Oggetto : tesi

Gentile dottore, come forse ricorderà, il professore mi ha consigliato di rivolgermi a lei per concordare il tema della mia tesi di laurea magistrale in Storia contemporanea. Devo confessarle che il professore ha molte perplessità sul tema - provo a riassumerlo con una formula generica- "Berlusconi".
Alcune recenti pubblicazioni, tuttavia, mi spingono a insistere su questa via. La manifestazione più compiuta della politica nell'era post-moderna, nella quale sono tramontati i grandi sistemi ideologici, non merita finalmente di essere storicizzata?
Mi perdoni se entro nel campo personalissimo delle mie visioni, se non addirittura delle mie allucinazioni. Mi creda, mi è sembrato di averla davanti agli occhi: una nave da crociera. Il pensiero mi ha accompagnato fino a notte e non mi ha ancora lasciato: l'Italia, per vent'anni, è stata una nave da crociera. Non le pare? Con i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar. La vacanza dev'essere cominciata con una cosa che, per età, non riesco a ricordare per memoria diretta. Ne hanno mandati in onda alcuni passaggi l'altra sera. Si chiamava Colpo grosso, lo trasmettevano su Italia 7, gestione Fininvest.
Era un quiz con un signore del Nord, paffuto e con i baffi, Umberto Smaila. C'era una quantità incredibile di ragazze, che poi restavano in topless o proprio nude. Sostiene Smaila che dopo tanti anni parecchia gente ancora lo ringrazia.
Lo sa, io vedevo Colpo Grosso con mio nonno. Ero un ragazzino, allora, Mio nonno diceva: vediamoci Colpo Grosso, non lo diciamo a nessuno."
Sostiene Smaila che una volta il Capo lo medagliò al valore: "Caro Smaila, abbiamo fatto un risultato straordinario, lei non immagina che ascolti l'altra sera".
Di fronte a Colpo Grosso, mi creda, sono rimasto come un piccolo moralista attonito. So cosa sta pensando: che è vecchia, che è un luogo comune questa storia della televisione commerciale che ha involgarito il paese. Però mi creda, ho avuto la certezza che quelle ragazze scenografiche fossero testimonianza di una passione - la passione - che il Capo ha da sempre. Non c'entrano con le tarde stanchezze, non è la questione della libido senile per cui è finito sui giornali di mezzo mondo, con le ragazze sulle sue ginocchia, oppure nude in giro per le. sue ville, i compleanni delle diciottenni. Era abbastanza impressionante: si vedeva proprio tutto, erano lucide, erano senza bollino rosso.
Erano gli anni ottanta.

Saliti sulla nave da crociera, abbiamo preso il largo. Diretti dove? Era impossibile capirlo. Ma siamo rimasti a bordo per vent'anni. Le vacanze erano finite, veniva da piangere a tutti, come in una pubblicità. Però qualcuno deve aver detto che si poteva restare. Si poteva non scendere più. Lui avrebbe continuato a intrattenere, a sorridere, a cantare.
Un giorno, quando sembrava che tutto sarebbe durato cosÏ per sempre, il Capo sarebbe sceso.
Sembrava solo un po' stanco, un po' più nervoso. Passerà, si diceva. E’ più forte di tutti, di tutto. Ogni sera si davano feste che somigliavano a Colpo Grosso, feste per tenerlo su di morale. Niente.
L'aria era cambiata. Sulla nave da crociera, le luci erano rimaste accese. E attivi i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar. Ma c'era come un senso di smarrimento. Un'ansia strana si sarebbe comunicata di passeggero in passeggero. L'equipaggio non era in grado di fornire alcuna indicazione. Le luci restavano accese, notte dopo notte. Ma i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar sembravano più tristi e cominciavano a svuotarsi. Le feste c'erano ancora, ma come svogliate. A muoversi - in modo scomposto e con le camicie sudate e le pance e i sorrisi un po' ebeti - erano ormai quasi solo alcuni vecchi amici del Capo. I passeggeri, loro cominciavano ad annoiarsi.
Si sarebbe udita a breve una prima, solitaria voce di protesta: "Voglio scendere". Trascurabile. Fino a che i "voglio scendere" sarebbero diventati un frastuono, una maggioranza a tutti gli effetti. Voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere.
La nave da crociera era ormai un circo vuoto. Era rimasto a bordo solo un drappello di ostinati, come stame di sale. Da terra, era tutto diverso. L’enorme circo galleggiante aveva un'aria così malinconica, così stolida. I comunisti rimasti a terra da sempre andavano a caccia di ex passeggeri per interrogarli. Volevano sapere i dettagli dell'imprevista fine del viaggio. C'era chi si fermava a rispondere, ma quasi con fastidio. Parole spicce, imprecise, sbrigative. Dopo qualche settimana, ex passeggeri non se ne trovavano più. Dov'erano finiti?
“Chi, io? Ma lei sta scherzando. Se insiste, la querelo!"

Sulla nave non c'era stato nessuno. La maggioranza, la stragrande maggioranza degli italiani non era mai salita a bordo. Anzi, puntava il dito. Recriminava, con parole feroci. Ai pochi nostalgici era riservata, sulle prime, un'alzata di spalle. Poi, una tirata moralistica. Poi: "Non è accettabile che si facciano pubblicamente certi discorsi, E’ apologia di, e come tale va bandita".
La storia del Capo era già un capitolo sui manuali di storia. Al governo sarebbero andati i difensori della democrazia, quelli della responsabilità nazionale. Ma non solo erano ordinati, per biografia, proposte, tono di voce, perfino mimica facciale.. Non c'era niente da raccontare di loro, del loro passato.
Non c'erano dettagli da romanzare su navi da crociera, televisioni,, tacchi, doppiopetti, barzellette, lampi di genio, capelli, passioni, conquiste di varia natura. Non c'erano da raccontare le nuotate, la ginnastica, il trucco. Immaginare i passi nelle stanze di case enormi, lo sguardo dietro la tenda, le ore di solitudine. Non c'era da raccontare più niente.
Una volta uscito di scena il Capo, non ci sarebbe stato più romanzo. Il romanzo, per vent'anni, era stato lui. Il grande romanzo che nessuno scrittore italiano era riuscito a scrivere. Il più brillante, il più avventuroso, il più imprevedibile, ingombrante e originale romanzo che si potesse immaginare.
II più inutile, come tutti i grandi romanzi. Il più pericoloso.
Com'è che si chiamava, la sua biografia? Una storia italiana.
L'Italia sarebbe rimasta senza storie. Le luci sulla nave da crociera si erano spente. Uscendo di scena, il Capo avrebbe portato via con sé molte, moltissime cose.
Anche la mia giovinezza.

Paolo Di Paolo - Dove eravate tutti                               ed.La Feltrinelli 224 pag. euro 15

 

martedì 8 novembre 2011

L'umiltà del male

Fonte: FRANCO CASSANO - la Repubblica | 05 Novembre 2011

Esiste un tipo di male visibile e clamoroso, capace di catturare schiere di ammiratori o di artisti attratti dalla circostanza che esso, costituendo una violazione delle regole, è molto più affascinante del loro rispetto. Eppure, nonostante il clamore, questo tipo di male "spettacolare" è molto meno interessante di quel male "basso" che attraversa la nostra esistenza quotidiana, e che, come la lettera rubata di Poe, non riusciamo a vedere proprio perché è di fronte ai nostri occhi. Del resto è evidente che ogni "grande" male, per poter conquistare tutta la scena, deve poter contare su una larga complicità, saper attivare un virus latente all´interno della nostra vita di ogni giorno.[...]


E´ questo "basso continuo" che ci interessa, questo male diffuso ed intrecciato alla nostra connivenza, alla rassicurante apparenza della "normalità". Senza intercettare questi percorsi sottotraccia del male si corre il rischio di guardarlo da lontano, come se fosse estraneo a noi e alle nostre debolezze.
Ad Hannah Arendt va riconosciuto il merito di aver saputo cogliere, in un libro diventato famoso, questa dimensione "bassa" e normale del male, la sua banalità. Seguendo le sedute del processo ad Eichmann, Arendt rimase sorpresa: il massimo responsabile organizzativo dell´Olocausto non era una riproduzione in miniatura di quel campione del male che fu Hitler, ma un uomo scialbo ed insignificante, che si difendeva sostenendo di essersi limitato ad eseguire nel modo più solerte e scrupoloso ordini superiori. Il male non è lontano dalla normalità, ma spaventosamente intrecciato ad essa. Eichmann, dice Arendt, era un "cittadino ligio alla legge", costantemente teso a riscuotere l´approvazione dei suoi superiori. Ed è stato questo richiamo alla fedeltà all´ordine e agli ordini superiori che ha consentito a lui e ai suoi concittadini di occultare anche a se stessi il male che stavano facendo ad altri. Nello stato totalitario le grandi qualità dell´efficienza e dell´ordine si sono trasformate in incubatrici del male. Quest´ultimo, nel terzo Reich, "aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è - la proprietà della tentazione". Il totalitarismo produce un inquietante rovesciamento delle parti; laddove il male è ordinario e banale è il bene che diventa una tentazione: "Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero essere tentati di non uccidere, non rubare, non mandare a morire i loro vicini di casa, (…) di non trarre vantaggi da questi crimini e divenirne complici. Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni" (156-157).
Ma per fortuna il totalitarismo, la dismisura dello Stato, almeno in Europa, è alle nostre spalle. Resta però da chiedersi: insieme con il totalitarismo è scomparso, come pretendeva Fukuyama, anche il male, oppure esso ha assunto un´altra forma, ugualmente invisibile e "banale", che non riusciamo a vedere perché è strettamente intrecciata alla nostra normalità? Del resto in questi anni non sta diventando sempre più evidente che alla dismisura dello Stato sta succedendo quella del mercato e del danaro? E se questo passaggio è realmente in corso, perché facciamo fatica a resistere ad esso, che cosa ci rende complici, o almeno collaborazionisti di questa dismisura?
La risposta, al fondo, è meno difficile di quanto si possa immaginare. Come a suo tempo ha sottolineato Marx e poi in modo più diffuso Simmel, tra l´espansione del ruolo del danaro e quella della libertà individuale esiste una correlazione fortissima. Il danaro possiede la straordinaria capacità di incrementare la libertà dell´individuo, perché chi desidera un bene oggi non deve più chiedere l´autorizzazione a nessuno, seguire regole o principi, ma solo possedere la somma necessaria per acquistarlo. L´individuo è la massima potenza relativistica, che si libera da tutte le soggezioni personali e normative consegnandosi all´unica soggezione del danaro. Espansione della libertà individuale ed espansione della forma danaro sono quindi due facce della stessa medaglia: da un lato il danaro favorisce la dissoluzione di tutti i legami che frenavano la libertà individuale, dall´altro l´espansione di quest´ultima richiede la smisurata estensione della forma danaro e del mercato.
Il mondo nel quale l´individuo e l´individualismo si diffondono è quindi lo stesso in cui un´area vastissima di relazioni, esperienze e prestazioni precedentemente escluse dalla sfera dell´universale scambiabilità (la cura, il corpo, gli affetti, l´attenzione per l´altro, ecc.) diventano merci. Anche in questo caso è la dismisura, lo strapotere di una forma, ad occultare la realtà: un mondo in cui tutto è in vendita altro non è che l´organizzazione quotidiana e sistematica della tentazione. La famosa massima di Oscar Wilde: "a tutto so resistere tranne che alle tentazioni" ha perso il suo carattere trasgressivo ed è diventata banale, la regola imperante in un mondo affollato da miriadi di piccoli Wilde.
Non può quindi destare meraviglia che in questo mondo di individui "liberi" il capitale finanziario divenga la forma universale di connessione sociale, il luogo di concentrazione di un potere capace di governare il destino di un´enorme massa di esseri umani. Individuo e capitale finanziario possono conoscere momenti di conflitto, ma, essendo, come si è detto, due facce della stessa medaglia, sono legati a filo doppio. Mentre l´individuo erode, dal basso, ogni legame non volontario, il moto perpetuo del capitale finanziario erode, dall´alto, tutte le istituzioni fondate su principi diversi da quello dell´incremento dei profitti. L´individuazione di questa connessione tra individualismo radicale e dominio del capitale finanziario, che sfugge a gran parte della cultura laica, ci fornisce un´indicazione anche se solo iniziale su come agire. Negli ultimi mesi e a partire dagli Stati Uniti, la necessità di riportare sotto un controllo comune il capitale finanziario sembra essersi fatta spazio nella coscienza dei movimenti giovanili. Ma il passaggio non sarà né facile né lineare: frenare il predominio globale del capitale finanziario sarà possibile solo se l´individuo saprà uscire dalla sua forma attuale ed imparerà a muoversi insieme agli altri individui, a costruire prospettive nuove e parametri alternativi rispetto a quelli dominati dalla connessione tra individuo e danaro, senza cadere in altre dismisure, nella trappola di comunità chiuse e contrapposte tra loro. E´ un processo lungo, impegnativo e difficile, che ci chiederà di guardare in modo diverso anche ciò che amiamo. Ma capire quanto intricato e doloroso sia il nodo che si vuole sciogliere è la premessa di ogni vero cambiamento.

Pagine: 106  Prezzo: 14,00 Euro

domenica 6 novembre 2011

Parliamo di Jazz: Chick Corea

Fonte: Wikipedia

Di origini italiane (per la precisione messinesi), Corea inizia a suonare negli anni sessanta con il trombettista Blue Mitchell, e con alcuni grandi della musica latino-americana come Willie Bobo e Mongo Santamaria. Il primo album che lo vede come leader è Tones For Joan's Bones, nel 1966 in quintetto con Woody Shaw alla tromba e Steve Swallow al contrabbasso. Due anni dopo pubblica Now He Sings, Now He Sobs, entrato nella leggenda del jazz, in cui suona con Roy Haynes alla batteria e Miroslav Vitous al contrabbasso.

Verso la fine degli anni sessanta, si unisce al gruppo di Miles Davis e compare su album importanti, come In a Silent Way e Bitches Brew. Con questo gruppo sperimenta l'uso di strumenti elettronici, ed in particolare il Fender Rhodes.

All'inizio degli anni settanta, Corea intraprende alcuni progetti come leader. Tra il 1970 e il 1971, è attivo nel gruppo Circle, un complesso avant-jazz in cui militano Anthony Braxton, Dave Holland e Barry Altschul. Nel 1971 fonda un'altra band, Return to Forever. Le prime incisioni dei Return to Forever hanno un suono brillante, caratterizzato dalla voce di Flora Purim, dal piano elettrico Fender Rhodes e dal flauto. Durante gli anni settanta, il gruppo si sposta su sonorità più vicine alla musica rock. Nel 1974 il chitarrista Al Di Meola entra a far parte della band, e Corea intensifica l'uso dei sintetizzatori, in particolare il Moog e il Minimoog.

Verso la fine degli anni settanta, Corea inizia a collaborare con il vibrafonista Gary Burton, con il quale incide numerosi album.

Nel 1993 si aggiudica la Targa Tenco per la canzone Sicily, interpretata con Pino Daniele.

È stato fondatore e membro dei gruppi Chick Corea Elektric Band e Chick Corea Akoustic Band. Da questi gruppi sono emersi sulla scena nuovi talenti, quali: John Patitucci, Dave Weckl, Eric Marienthal, Frank Gambale, Carlos Rios, Scott Henderson. Interessante anche il lavoro svolto con il progetto Touchstone e con musicisti come Avishai Cohen.

Uno dei suoi pezzi più famosi è Spain. L'album Corea.Concerto ha vinto il premio Grammy come miglior arrangiamento strumentale (per "Spain for Sextet and Orchestra") nel 2001. Ultimamente ha composto, insieme a Mark Mancina, la colonna sonora del film La musica nel cuore di Kirsten Sheridan.

 

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