Dopo due mesi il gruppo di lettura si è finalmente tornato a riunire sabato scorso, 13 novembre.
Una pausa così lunga è stata necessaria, sia a causa degli impegni familiari di molti di noi, sia per lo spessore (in tutti i sensi) del libro proposto da Orietta: “A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grossman.
Nonostante la dilazione temporale (o…chissà?, forse a causa di questa…) mancavano molti di noi.
Eravamo quattro, dei quali solo due erano riusciti a leggere il libro interamente. Giovanna e Patrizia, prese da altre cose, lavoro, impegni, letture più accattivanti, sensazione di disagio per il clima “scuro” del libro, per di più scoraggiate dalla punteggiatura “a risparmio” nei dialoghi, non hanno ancora completato la lettura.
Elisa e Marcello hanno invece letto il libro; anzi, Elisa lo ha riletto e lo rileggerà! Le è molto piaciuto. Ha esordito nella sua relazione manifestando grande ammirazione per la capacità che ha l’autore di capire fino in fondo i sentimenti delle donne, nel caso specifico l’ansia di una madre.
Marcello ha invece notato il contrario, cioè come si senta la mano, seppur abile, manifestamente maschile nel descrivere la donna non come realmente sia, ma come la immagina un uomo. Nella scena di “sesso”, ad esempio, si nota, secondo lui, un tracciato di erotismo tipicamente maschile.
Non vediamo l’ora di sentire il parere di qualcun altro perché il ”match”, visto che erano in due, si è concluso col pareggio.
Sul resto delle osservazioni Elisa e Marcello sono stati invece d’accordo:
- La storia narra di un amore a tre ma, paradossalmente, senza rivalità. Si è notato che i due maschi restano, almeno formalmente, amici. Lo spirito ebraico? La solidarietà che lo caratterizza?
Negli ebrei , pur vivendo la divisione si sente molto l’appartenenza.
- Il libro comincia al buio e al “buio” finisce. Metafora dell’incertezza di un popolo?
- La storia e i movimenti dei protagonisti girano in tondo, sia nei sentimenti che nei luoghi geografici. Metafora dell’ebreo errante?
- Una cosa è certa: non si può leggere il libro da un unico punto di vista. Il ruolo della donna, il suo rapporto con una corte di uomini (tutti maschi gli altri protagonisti!) che prima o poi l’abbandonano, la tragica e ansiosa genitorialità, il rapporto degli ebrei con i Palestinesi (l’apertura verso i quali da Marcello è ritenuta un po’di testa), la solitudine, la ciclicità, la paura , la fuga dal dolore…sono tutte sfaccettature di un unico sentire dell’autore ma altrettanti chiavi di lettura per chi lo legge.
Restano aperte porte da cui osservare e corridoi interpretativi!
Ci siamo riproposti di parlarne di nuovo quando saremo tutti…
La prossima riunione del Gruppo di Lettura è fissata per il
18 Dicembre 2010
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