venerdì 26 agosto 2011

GRUPPO DI LETTURA di Agosto

VERBALE


Il 10 agosto 2011 si riunisce il gruppo di lettura a casa di Antonietta e Vincenzo.

Sono presenti anche Elisa, Gianna, Orietta, Franco, Patrizia e Marcello. Cinzia ci raggiungerà più tardi per cenare con noi. Abbiamo preparato piatti tipici abruzzesi che degusteremo dopo aver parlato dei due libri proposti nell'ultimo incontro: "La bussola d'oro" di Philip Pullman e "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Carlo Emilio Gadda.

Marcello introduce e confessa che ha letto “il pasticciaccio” ben tre volte: la prima aveva 18 anni e lo apprezzò molto, un po' meno la seconda volta, e...ultimamente ancora meno. Sicuramente Gadda, in particolare con questo libro, ha impresso una svolta nella letteratura italiana del novecento ma la sua scrittura ormai è superata. Il suo modo di scrivere è originale e colto ma eccessivamente prolisso.

Elisa invece lo ha molto apprezzato. Ritiene Gadda uno scrittore davvero speciale. La vita è per lui un "caos disordinato" e riesce, scrivendo, a rendere palpabile questa sua concezione. Ha una visione caleidoscopica dell'esistere e lo comunica magistralmente al lettore. Riesce a dare a tutti i personaggi uno spessore analogo; gerghi, dialetti, modi di essere coesistono in modo elegante. Il fatto che appaia come un giallo ma non ci sia la possibilità di scoprire il colpevole lo fa uscire dall'ovvio, è una 'non soluzione' provocatoria ma indicativa della non conclusività della vita. La verità non si trova ma è necessario ricercarla! Ritiene lo stile del libro neorealistico. Ha molto apprezzato la visione labirintica della realtà: gli appare e la descrive talmente intricata che ogni entrata in scena di personaggi e situazioni si dirama in trame che, sovrapposte o parallele,  via via prendono pregnanza, ognuna con un sapore diverso ma descritto sempre in modo accurato e realistico.

Antonietta lo ha invece trovato pedante, pesante nell'esposizione. Ritiene Gadda uno  studioso alla ricerca di situazioni e argomenti da appiccicare per mostrare la propria cultura, sicuramente notevole, ma espressa in modo sovraccarico. L'accozzaglia linguistica appesantisce la narrazione, già di per sé faticosa. I personaggi minori si accavallano in modo esagerato. Ritiene forse l'ambientazione vicina ai dettami del neorealismo, certamente non lo stile. Ha notato una certa ironia verso il periodo fascista. Lo stile secondo lei non è neanche troppo originale ma lo ha percepito come uno scopiazzamento dei vari autori del novecento.

Patrizia non ha finito di leggerlo: stanca della fatica di seguirlo nei barocchi sfoggi di cultura, ha interrotto la lettura. Ha apprezzato le doti dello scrittore, che riesce a tenere inchiodato il lettore in giochi descrittivi, a volte esasperati; purtroppo la verbosità a volte gratuita estremizza lo scrivere, trascinandolo in un saggio funambolico in cui sembra che la cosa importante sia dare un saggio delle proprie capacità. Secondo lei è utile leggerne alcune pagine, ma solo per avere un esempio di un modo di scrivere molto particolare. Per leggere tutto il libro è necessaria troppa pazienza.

Anche Gianna ha pensato questo e si è subito stancata della lettura troppo impegnativa ma ora, incuriosita dalla chiave di lettura offerta da Elisa, si propone di riprovarci.

Marcello aggiunge che è rimasto infastidito dal fatto che Gadda manifesti una certa accondiscendente simpatia per la sua classe sociale mentre descrive in modo orripilante i personaggi della classe “inferiore”. Anche lui pensa che alcune descrizioni, molto accurate, sanno di costruito. Gli riconosce comunque il merito di mostrarsi umorista intelligente. Propone di dare un voto ai libri letti; ci proveremo dalla prossima volta. Quanto a "La bussola d'oro", libro per ragazzi, ritiene che sia molto ben scritto e ne ha apprezzato il valore universale del messaggio. Tale qualità lo rende una piacevole lettura anche per gli adulti.

Patrizia è rimasta colpita dalla figura del 'daimon', espressione della ricchezza interiore di ogni essere umano: un alter ego libero e multiforme nell'età infantile che, col tempo, si stabilizza in un carattere, sotto forma di animale. Recidere il legame con la parte più sacra di sé è il crimine dei crimini! L'autore, narrando la storia in modo fantastico, mette in luce i pericoli di una società che non tenga conto dell'anima, ma che anzi tenda, in nome del progresso, proprio a isolare l'individuo nel dolore e nella solitudine del 'non essere'.

Antonietta, rispondendo a Marcello che le chiede quale significato abbia dato alla polvere, dice che l'ha interpretata come simbolo della razionalità: il bambino vede il legame nascosto che le cose hanno tra loro; ad un certo punto della vita l'essere umano viene sopraffatto dalla ragione. Si soffre. Nel momento in cui ti tolgono la capacità di accettare lo straordinario si subisce una privazione enorme. Confessa che a una prima lettura ha trovato il libro troppo fantasy, costruito proprio secondo lo schema classico della fiaba. Ha poi incontrato in libreria "Il rubino di fumo", dello stesso autore, diverso ma ben scritto a accattivante, ha allora riletto "La bussola d'oro" con altri occhi, apprezzandolo al punto da acquistare anche gli altri due libri che fanno seguito a questo:"La lama sottile" e "Il cannocchiale d'ambra" che insieme costituiscono la trilogia denominata 'Queste oscure materie'.

Il gruppo di lettura si aggiorna al 24 settembre per l’approfondimento di altri due libri:

“Il tamburo di latta”  di Günter Grass  e  “Ave Mary” di Michela Murgia

saremo ospiti di Orietta e Franco.

Della cena parleremo prossimamente.

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