I risultati furono poi senza dubbio positivi, almeno nell'ottica degli Stati Uniti e dei sostenitori dell'economia di mercato, sotto il profilo della diffusione in Europa – favorita da una capillare azione di propaganda - di concetti quali la "libera impresa", lo "spirito imprenditoriale", il "recupero di efficienza", l'"esperienza tecnica" e la "tutela della concorrenza", allora in alcuni Paesi quasi del tutto assenti. Inoltre esso indicò agli europei che l'interdipendenza poteva costituire una soluzione alle tensioni ed ai conflitti che, da sempre, avevano caratterizzato la loro storia.
È scontato ricordare che la storiografia d'impronta marxista, abbia visto nel Piano Marshall nient'altro che uno strumento per perpetuare il cosiddetto dominio degli Stati Uniti sull'Europa e per rendere le economie del Continente funzionali alle esigenze del sistema produttivo statunitense. Questa interpretazione – definita "imperialista" – fu particolarmente sostenuta negli anni sessanta e settanta sulla spinta dell'insegnamento dello storico Walter Lafaber.
Per chi volesse approfondire può sintonizzarsi, in modalità pod cast, su Radio rai3.
WIKIRADIO del 3 aprile 2012
UMBERTO GENTILONI
RACCONTA PIANO MARSHALL
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