domenica 13 ottobre 2013

Si scrive scuola, si legge futuro

ignorantiCon questo slogan gli studenti si sono mobilitati e ieri hanno riempito le piazze di 80 città.

‘Ancora una volta siamo in piazza per gridare alla politica con forza che non c'è più tempo per tergiversare, vogliamo dettare le nostre priorità e vogliamo farlo adesso’ si legge nel comunicato dell’Unione degli studenti. Le richieste degli studenti sono precise: ‘Vogliamo una legge nazionale sul diritto allo studio che garantisca a tutti la possibilità di frequentare la scuola’.

Sono molti anni che sentiamo queste frasi e possiamo anche pensare che abbiano perso di significato.

Per convincerci del contrario leggiamo una ricerca di Roberto Ippolito “IGNORANTI- l’Italia che non sa l’Italia che non va” – 2013 ed. Chiarelettere.

Un libro di 170 pagine in cui ogni considerazione dell’autore è suffragata da cifre e statistiche. Scopriamo così che al contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento della scolarizzazione accompagnò il miracolo economico, oggi il 45,2 per cento degli Italiani ha il massimo la licenza media contro il 27,3 per cento della media europea.

Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro.

L’Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil.

Purtroppo al peggio non c’è mai fine, vedi l’onda lunga dei tagli dell’era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico Monti.

Forse per tutto questo gli studenti considerano il decreto-scuola, dall'ambizioso titolo "L'istruzione riparte", approvato lo scorso 9 settembre dal Consiglio dei ministri e adesso in Parlamento per la conversione in legge, ‘assolutamente insufficiente’.

Si hanno ragione: "Si scrive scuola, si legge futuro"

 



 


 

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