domenica 24 ottobre 2010

Amara Lakhous

Verità:-s.f. Qualità di vero “ciò che corrisponde esattamente a una determinata realtà” (Zanichelli-Dizionario etimologico)

Ma nel condominio di Piazza Vittorio «Ognuno si racconta nella sua verità inforcando quei maledetti occhiali che ci fanno vedere solo quello che vogliamo».
Il professor Marini sostiene che l’ascensore è un simbolo di civiltà, per Maria Cristina, la robusta domestica che sale sempre a piedi, prendere l’ascensore vorrebbe dire essere diventata magra. Per Parviz, l’iraniano che dà da mangiare ai piccioni a Santa Maria Maggiore, una cosa è chiara come il cielo di Shiraz, odia la pizza e non sopporta quando la portiera napoletana, Benedetta, gli dice guagliò, «che, come tutti sanno, vuol dire cazzo in napoletano». Ma lo stesso vale per Benedetta: Parviz le dice sempre merci, «che in albanese vuol dire cazzo».
Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (Edizioni e/o, 187 pagine, 12 euro) è stato il primo grande successo di Amara Lakhous
Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970 e vive a Roma dal 1995. Laureato in filosofia all'Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma, in questa stessa università ha conseguito il suo dottorato di ricerca con una tesi dal titolo "Vivere l'Islam in condizione di minoranza. Il caso della prima generazione degli immigrati musulmani arabi in Italia"


Divorzio all'islamica a viale Marconi (Edizioni e/o, 188 pagine, 16 euro) è l'ultimo lavoro di Lakhous.
I servizi segreti italiani ricevono un'informativa: un gruppo di immigrati musulmani, che opera a Roma nella zona di viale Marconi, sta preparando un attentato. Per scoprire chi siano i componenti della cellula viene infiltrato Christian Mazzari, un giovane siciliano che parla perfettamente l'arabo.
Christian inizia la sua indagine sotto copertura: per gli abitanti del quartiere diventa Issa, un immigrato tunisino in cerca di un posto letto e di un lavoro. Il suo destino si incrocia con quello di Sofia, una giovane immigrata egiziana che indossa il velo e vive nel quartiere assieme al marito Said, alias Felice, architetto reinventatosi pizzaiolo. Attraverso Sofia vediamo la cultura islamica con gli occhi di una donna alle prese con una vita coniugale complicata. Sofia ha però un grande sogno da realizzare. Nell'alternarsi delle voci di Issa e Sofia l'ironia e la satira dei luoghi comuni fanno di Divorzio all'islamica a viale Marconi una commedia nera in cui il serio e il grottesco, il razionale e l'assurdo, l'amore e la paura descrivono le contraddizioni della società italiana con un linguaggio originale, che imita i "parlati" degli immigrati e degli italiani. In un susseguirsi di scene esilaranti e momenti ricchi di pathos, di dialoghi frizzanti e arguti proverbi popolari, si arriva a un avvincente finale a sorpresa che spiazza il lettore, costringendolo con grande divertimento a riavvolgere la pellicola dall'inizio.

Per concludere: per il prossimo, ennesimo convegno sull'immigrazione consigliamo, quale relazione introduttiva, la lettura dei libri di Amara Lakhous

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