Diciamo subito che analfabetismo è termine semanticamente obsoleto, si tratta allora di correggere una errata impostazione del problema: non ci si ritroverebbe, a parere di alcuni, di fronte ad individui che non posseggono codici (di lettura, scrittura…), ma davanti a individui che sono incapaci di utilizzarli. Qualcuno ha definito ciò illetteratismo altri preferiscono parlare di analfabetismo di ritorno.
In ogni caso si tratta di cittadini che non sanno utilizzare le abilità di base per poter esprimere il loro diritto di cittadinanza.
La Costituzione della Repubblica Italiana all'art.3 recita:
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
In Italia esiste la scuola dell'obbligo”
viene naturale chiedersi:
-si esce dalla scuola media con i requisiti minimi per essere alfabetizzati in maniera funzionale, in modo tale da inserirsi attivamente nella vita sociale, culturale, lavorativa (come prevede sempre la Costituzione?)
-la possibile perdita o regressione di queste competenze è imputabile alla sola scuola di base o il problema risiede in una mancata implementazione di un’educazione/istruzione che duri per tutta la vita e che in maniera permanente “fa fare uso” agli individui delle competenze di base?
In una ricerca effettuata nel 2005 (a campione sono state individuate tre regioni Piemonte, Toscana, Campania) solo il 20% della popolazione italiana risulta capace di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale.
Forse i curatori della ricerca hanno esagerato ma è indubbio che il problema esiste.
Noi di giropagina abbiamo individuato una soluzione: leggiamo di più.
PS se domani vi capita di leggere le norme sulla ricostruzione e non riuscite a capire molto, non siete “analfabeti di ritorno” né tanto meno “illetterati”, sono quelli che l'hanno scritte, quelle norme, che sono disonesti.
*Alberto Manzi (Roma, 3 novembre 1924 – Pitigliano, 4 dicembre 1997) è stato un insegnante, personaggio televisivo e scrittore italiano, noto principalmente per essere stato il conduttore della trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, messa in onda fra il 1959 ed il 1968.
L'effetto della trasmissione, che andò in onda per quasi un decennio, fu certamente di grande interesse e di grande rilevanza sociale: si stima che quasi un milione e mezzo di persone abbiano potuto conseguire la licenza elementare grazie a queste innovative lezioni a distanza, svolte di fatto secondo un vero e proprio corso di scuola serale. Le trasmissioni avvenivano nel tardo pomeriggio, prima di cena, Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l'ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere, accompagnate sempre da un accattivante disegnino di riferimento. Usava anche una lavagna luminosa (per quei tempi assai suggestiva). La ERI (casa editrice della RAI) pubblicava materiale ausiliario per le lezioni, quali quaderni e piccoli testi.(fonteWikimedia Italia)
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