mercoledì 9 marzo 2011

Gruppo di lettura del 26 febbraio 2011

Sabato 26 febbraio il gruppo di lettura si è riunito in casa di Orietta e Franco. Comodamente seduti sui divani, davanti al fuoco, si è parlato dei libri letti; ci si è poi messi a tavola per cenare insieme,con gustose vivande portate da ognuno, di volta in volta allietati o commossi dalla magistrale lettura in dialetto di Franco.

Il primo libro preso in esame è stato quello di Cesarina Vighy: "Buon proseguimento, scendo".

Ha introdotto Emanuela spiegando che ci ha proposto questa lettura dopo essere stata colpita, in libreria, dalla foto dell'autrice, dal titolo originale ma, soprattutto, dall'intensità del rapporto madre-figlia che, sfogliando il libro, già si percepiva. La promessa di poter cogliere, nell'epistolario della scrittrice, la profondità , le delusioni, le soddisfazioni, le preoccupazioni legate al legame intenso con la "feroce colomba" che è sua figlia, è stata, anche secondo Orietta, mantenuta.

Il libro è una raccolta di e-mails scritte negli ultimi tempi della vita di Cesarina Vighy che, pur avendo il corpo in disfacimento a causa della SLA, mantiene vivace e attiva la sua mente intelligente, nutrita da ottima cultura e arricchita da grande capacità di humor  e da una notevole dose di autoironia.

Con stile graffiante "scrive per immagini" , ironizza su se stessa, racconta le frustrazioni legate alle visite  mediche, al rapporto con i dottori, suoi "curatori fallimentari"; comunica così, col cuore pieno e la mente lucida, scrivendo, nell'unico modo che le è rimasto, agli amici e alle  persone care.

Marcello, inizialmente poco entusiasta di leggere scritti personali, ha trovato stimolo a continuare la lettura quando ha scoperto che alcuni degli interlocutori, cui la Vighy spesso si rivolgeva, erano personaggi noti al pubblico di Radio 3 suo canale d’elezione, ricca miniera da cui attinge spunti ed idee. Sottolinea l'importanza di aggiungere alle dinamiche genitoriali evidenti nel libro, l'opportunità di riflettere su quelle generazionali, di chi fece il '68 e dei loro figli. Aggiunge che, pur avendo apprezzato il libro, non se la sentirebbe di consigliarlo, non perché non valga ma perché è particolarmente “di nicchia”, e va scoperto da chi vibra alla stessa frequenza.

Elisa, pur essendo ammalata, ha parlato con noi al telefono. Ha letto il libro ma è rimasta delusa: l'introduzione di Mancuso glielo aveva fatto immaginare molto più ricco di valori e di spunti; pensava indagasse di più sul senso della vita, sul significato delle malattie. Curiosare nel privato di una persona, con la difficoltà di trovare riferimenti immediatamente percepibili, ha reso poco "catturante" la lettura.

Questo è stato anche per Patrizia F. (che ha ben presto interrotto la lettura) il motivo per cui ha preferito scegliere di leggere "La solitudine dei numeri primi", seconda proposta del mese, alternativa alla prima.

Stessa scelta è stata fatta da Vincenzo, da Antonietta, da Giovanna e da Cinzia. Elisa e Marcello li hanno letti entrambi.

Marcello introduce in modo lapidario: la cosa che davvero gli è piaciuta del libro è il titolo; il resto gli è sembrato non all’altezza della trovata geniale dei numeri primi gemelli usata per indicare due monadi vicine ma destinate a non incontrarsi mai.

Elisa ha molto apprezzato il libro che, secondo lei , ha il pregio di scavare in profondità dipingendo, contemporaneamente, ritratti di persone afflitte da tematiche molto attuali, specie tra i giovani, come l’anoressia, l’incomunicabilità, le problematiche adolescenziali relative all’omosessualità. Elisa ha visto, alla fine del libro, un messaggio di speranza: lei che si rialza sulle proprie gambe, lui che si decide ad affrontare il viaggio verso l’aurora boreale.

Nessuno degli altri lettori ha sentito questa apertura nel finale ma, anzi, una rassegnazione all’ impossibilità di comunicare: ognuno trova una qualche strada e prosegue la sua vita… ma le cose importanti, con le persone “importanti”, rimangono non dette.

Patrizia S., ospite occasionale (che tutti speriamo divenga fissa),ha dato il suo contributo di esperta in psicologia: ha approfondito il tema delle dinamiche distorte tra genitori e figli, presente in entrambi i testi scelti; ha anche spiegato meglio a noi tutti, le problematiche dell’autismo, intervenendo in modo sempre partecipe ma con sguardo professionale.

Giovanna, Cinzia, Antonietta e Vincenzo  hanno trovato il libro toccante e avvincente, molto duro ma molto ben scritto. Anche Patrizia F ha ammirato la ricchezza e l’incisività linguistica dello scrittore pur così giovane ma che, forse proprio a causa di questo, è estremamente verosimile e drammatico quando parla dei giovani ma diventa superficiale nel descrivere i genitori: risultano colpevoli di aver causato drammi così atroci nei figli ma i loro sbagli, alla fine, devono solo essere intuiti dal lettore perché le loro personalità sono appena accennate e, in alcuni punti, anche contraddittorie.

La discussione a questo punto si interrotta per dare spazio ad una ottima cena.

Abbiamo deciso di rivederci il 19 marzo per discutere di due libri: “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e “Momo” di Michael Ende.

Se volete sapere come è andata la cena, guardate il video

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