martedì 18 ottobre 2011

Gruppo di Lettura verbale del 24 settembre 2011

Siamo a casa di Orietta e Franco; sono presenti anche Elisa, Gianna, Aldo, Antonietta, Vincenzo, Marcello e Patrizia.

Prima di parlare dei libri del mese Marcello presenta lo statuto con i modelli da compilare per costituirci in associazione. Dell’idea si era già parlato e tutti siamo concordi nel voler fare questo passo.

“Il tamburo di latta” di Gunter Grass è stata una lettura, per alcuni, sconvolgente. ‘Faticosissimo ma avvincente anche se,talvolta, persino nauseante…’, così lo definisce Antonietta. Il contenuto del libro è tipicamente surrealista, costruito intorno ad una metafora, quella della guerra.

Aldo lo ritiene articolato su un doppio binario: l’occupazione nazista e le esperienze di vita di una persona affetta da deformità. Una persona che apparentemente vuol restare bambina ma che, paradossalmente, bambino non è stato mai. Tutti sono rimasti colpiti dall’originale modo di narrare: una volta in prima persona, un’altra come narratore-spettatore. A questo doppio canale è riconducibile anche il suo rapporto con un Dio ’fotografo’, nonchè la mancanza di commenti personali, di emozioni…

Anche le situazioni più tragiche, le violenze gratuite, i dolori più profondi, perfino la sessualità, tutto viene vissuto in modo schermato, attraverso gli oggetti: il tamburo, lo stuoino, la polvere. Sono le cipolle che aiutano a piangere, perché anche le lacrime restano bloccate, così come la sua crescita, in un rifiuto così totale da apparire  cinismo, se non si intuisse che è, invece, una disperata difesa. La sua figura, come la sua voce, non emerge mai; si racconta tramite filtri, come volendo far sparire il coinvolgimento personale, facendo parlare avvenimenti e cose, mai il protagonista. Solo nella disperata nostalgia per le ‘quattro gonne della nonna’ si percepisce il disorientamento per il dover ‘rivolgersi ad ovest’, obbligata costrizione, di chiaro stampo politico.

Orietta, che lo ha riletto dopo anni, trova ancora ermetici alcuni passaggi. Lo sente estremamente simbolico ma non pesante, ne ha apprezzato il ritmo, quasi sempre sostenuto, escludendo alcune zone in cui appare più piatto.

Elisa definisce la struttura del libro sostanzialmente ‘illogica’. Si parla di fatti storici, della Germania tra gli anni’20 e i ’50. Perché tutta questa simbolocità? Dov’è, si chiede Marcello, tutta questa necessità di nascondere? E’ un modo strano di narrare, forse potrebbe definirsi onirico.

Anche a lui il libro non è piaciuto ma ha continuato a leggerlo, sentendosi ‘attirato’. Afferma che Oscar, il protagonista, in fondo è un nazista come, forse,  lo stesso Grass.

Antonietta aggiunge che , secondo lei, l’autore, dopo aver vissuto determinate esperienze, ha voluto gettare una cortina di fumo sul suo passato.

Davanti all’inevitabile fatto che la storia la fanno i vincitori, assistiamo al far letteratura di un vinto che non si sente tale, che si fa nano ma si sente Dio (o Satana, che lui alla fine è lo stesso), di fronte agli altri, che loro sì che sono veramente nani!

A Gianna Oscar fa tenerezza. Ha una funzione catartica, secondo lei; un ‘revisionista’, secondo Marcello.

“Ave Mary” di Michela Murgia, secondo Patrizia ed Elisa, arriva, per alcuni aspetti, un po’ tardi per chi ha vissuto momenti importanti delle rivendicazioni femminili.

In alcuni punti , al contrario, l’autrice è così veemente che sfiora l’esagerazione. Nonostante ciò è apprezzabile che la critica verso il maschilismo imperante nella Chiesa cattolica venga proprio da una persona che dalla Chiesa non è uscita, ma anzi sta lì, con occhi lucidi e critici. Secondo Orietta questo libro, se non per noi già donne mature, può essere uno stimolo importante per le giovani, un notevole spunto di riflessione.

Orietta torna a proporre l’idea, tempo fa accolta ma poi dimenticata, di scegliere ogni volta dei brani esemplificativi dei contenuti che ci hanno colpito per poi leggerli insieme ad alta voce.

 

Il prossimo appuntamento sarà a casa di Gianna ed Aldo, sabato 22 ottobre, alle 16.30.

Si propone la lettura di:

 Nessuno si salva da solo” di Margaret Mazzantini e

“In nome della madre” di Erri De Luca

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