I Viceré di Federico De Roberto e di questo parleremo in seguito.
Oggi voglio accennarvi del secondo libro: “Dove eravate tutti” di Paolo di Paolo.
Trama: Italo Tramontana nato nel 1983, per inciso lo stesso anno di nascita dell’autore, ha dieci anni quando il nonno viene colpito da ictus. L’anno era iniziato con l’arresto di Totò Riina, mentre durante l’anno continuava la guerra di Bosnia e Laura Pausini vinceva il Festival di Sanremo Giovani. Durante l’estate una notizia dall’America: Lorena Bobbit aveva evirato il marito; in Italia il dibattito politico aveva una “New Entry”: Silvio Berlusconi.
Da quell’anno tutti i momenti particolari di Italo avranno testimone "il cavaliere".
L’esame di V elementare, I governo S.B; per la maggiore età al governo c’era S.B. e anche per l’esame di scuola guida, al governo S.B..Per la verità quando riuscì a dare il suo primo bacio al governo c’era Prodi, ma fu un caso.
Era scontato che Italo, una volta approdato all’Università, per la sua laurea di Storia desiderasse fare la tesi su Silvio Berlusconi. Il suo professore traccheggia nella speranza di un ripensamento, alla fine lo dirotta sull’assistente; ma anche lui è evasivo e per questo che Italo gli scrive una lettera: (segue)
A: Assistente
DA: Italo Tramontana
Oggetto : tesi
Gentile dottore, come forse ricorderà, il professore mi ha consigliato di rivolgermi a lei per concordare il tema della mia tesi di laurea magistrale in Storia contemporanea. Devo confessarle che il professore ha molte perplessità sul tema - provo a riassumerlo con una formula generica- "Berlusconi".
Alcune recenti pubblicazioni, tuttavia, mi spingono a insistere su questa via. La manifestazione più compiuta della politica nell'era post-moderna, nella quale sono tramontati i grandi sistemi ideologici, non merita finalmente di essere storicizzata?
Mi perdoni se entro nel campo personalissimo delle mie visioni, se non addirittura delle mie allucinazioni. Mi creda, mi è sembrato di averla davanti agli occhi: una nave da crociera. Il pensiero mi ha accompagnato fino a notte e non mi ha ancora lasciato: l'Italia, per vent'anni, è stata una nave da crociera. Non le pare? Con i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar. La vacanza dev'essere cominciata con una cosa che, per età, non riesco a ricordare per memoria diretta. Ne hanno mandati in onda alcuni passaggi l'altra sera. Si chiamava Colpo grosso, lo trasmettevano su Italia 7, gestione Fininvest.
Era un quiz con un signore del Nord, paffuto e con i baffi, Umberto Smaila. C'era una quantità incredibile di ragazze, che poi restavano in topless o proprio nude. Sostiene Smaila che dopo tanti anni parecchia gente ancora lo ringrazia.
Lo sa, io vedevo Colpo Grosso con mio nonno. Ero un ragazzino, allora, Mio nonno diceva: vediamoci Colpo Grosso, non lo diciamo a nessuno."
Sostiene Smaila che una volta il Capo lo medagliò al valore: "Caro Smaila, abbiamo fatto un risultato straordinario, lei non immagina che ascolti l'altra sera".
Di fronte a Colpo Grosso, mi creda, sono rimasto come un piccolo moralista attonito. So cosa sta pensando: che è vecchia, che è un luogo comune questa storia della televisione commerciale che ha involgarito il paese. Però mi creda, ho avuto la certezza che quelle ragazze scenografiche fossero testimonianza di una passione - la passione - che il Capo ha da sempre. Non c'entrano con le tarde stanchezze, non è la questione della libido senile per cui è finito sui giornali di mezzo mondo, con le ragazze sulle sue ginocchia, oppure nude in giro per le. sue ville, i compleanni delle diciottenni. Era abbastanza impressionante: si vedeva proprio tutto, erano lucide, erano senza bollino rosso.
Erano gli anni ottanta.
Saliti sulla nave da crociera, abbiamo preso il largo. Diretti dove? Era impossibile capirlo. Ma siamo rimasti a bordo per vent'anni. Le vacanze erano finite, veniva da piangere a tutti, come in una pubblicità. Però qualcuno deve aver detto che si poteva restare. Si poteva non scendere più. Lui avrebbe continuato a intrattenere, a sorridere, a cantare.
Un giorno, quando sembrava che tutto sarebbe durato cosÏ per sempre, il Capo sarebbe sceso.
Sembrava solo un po' stanco, un po' più nervoso. Passerà, si diceva. E’ più forte di tutti, di tutto. Ogni sera si davano feste che somigliavano a Colpo Grosso, feste per tenerlo su di morale. Niente.
L'aria era cambiata. Sulla nave da crociera, le luci erano rimaste accese. E attivi i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar. Ma c'era come un senso di smarrimento. Un'ansia strana si sarebbe comunicata di passeggero in passeggero. L'equipaggio non era in grado di fornire alcuna indicazione. Le luci restavano accese, notte dopo notte. Ma i campi da golf, le balere, le discoteche, le piscine, il cinema, il piano-bar sembravano più tristi e cominciavano a svuotarsi. Le feste c'erano ancora, ma come svogliate. A muoversi - in modo scomposto e con le camicie sudate e le pance e i sorrisi un po' ebeti - erano ormai quasi solo alcuni vecchi amici del Capo. I passeggeri, loro cominciavano ad annoiarsi.
Si sarebbe udita a breve una prima, solitaria voce di protesta: "Voglio scendere". Trascurabile. Fino a che i "voglio scendere" sarebbero diventati un frastuono, una maggioranza a tutti gli effetti. Voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere voglio scendere.
La nave da crociera era ormai un circo vuoto. Era rimasto a bordo solo un drappello di ostinati, come stame di sale. Da terra, era tutto diverso. L’enorme circo galleggiante aveva un'aria così malinconica, così stolida. I comunisti rimasti a terra da sempre andavano a caccia di ex passeggeri per interrogarli. Volevano sapere i dettagli dell'imprevista fine del viaggio. C'era chi si fermava a rispondere, ma quasi con fastidio. Parole spicce, imprecise, sbrigative. Dopo qualche settimana, ex passeggeri non se ne trovavano più. Dov'erano finiti?
“Chi, io? Ma lei sta scherzando. Se insiste, la querelo!"
Sulla nave non c'era stato nessuno. La maggioranza, la stragrande maggioranza degli italiani non era mai salita a bordo. Anzi, puntava il dito. Recriminava, con parole feroci. Ai pochi nostalgici era riservata, sulle prime, un'alzata di spalle. Poi, una tirata moralistica. Poi: "Non è accettabile che si facciano pubblicamente certi discorsi, E’ apologia di, e come tale va bandita".
La storia del Capo era già un capitolo sui manuali di storia. Al governo sarebbero andati i difensori della democrazia, quelli della responsabilità nazionale. Ma non solo erano ordinati, per biografia, proposte, tono di voce, perfino mimica facciale.. Non c'era niente da raccontare di loro, del loro passato.
Non c'erano dettagli da romanzare su navi da crociera, televisioni,, tacchi, doppiopetti, barzellette, lampi di genio, capelli, passioni, conquiste di varia natura. Non c'erano da raccontare le nuotate, la ginnastica, il trucco. Immaginare i passi nelle stanze di case enormi, lo sguardo dietro la tenda, le ore di solitudine. Non c'era da raccontare più niente.
Una volta uscito di scena il Capo, non ci sarebbe stato più romanzo. Il romanzo, per vent'anni, era stato lui. Il grande romanzo che nessuno scrittore italiano era riuscito a scrivere. Il più brillante, il più avventuroso, il più imprevedibile, ingombrante e originale romanzo che si potesse immaginare.
II più inutile, come tutti i grandi romanzi. Il più pericoloso.
Com'è che si chiamava, la sua biografia? Una storia italiana.
L'Italia sarebbe rimasta senza storie. Le luci sulla nave da crociera si erano spente. Uscendo di scena, il Capo avrebbe portato via con sé molte, moltissime cose.
Anche la mia giovinezza.
Libro leggero che si legge in un baleno
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