martedì 1 novembre 2011

Gruppo di Lettura verbale del 22 ottobre 2011

A Santa Croce, in casa di Gianna e Aldo.

Margaret  Mazzantini, con il suo ultimo libro, ”Nessuno si salva da solo”, ha un po’ deluso le aspettative di molti del gruppo, suoi affezionati lettori, che avevano invece apprezzato le sue opere precedenti.

Marcello propone la visione su You Tube di un’intervista con la scrittrice, fa notare come lo stile del linguaggio di lei appaia frammentato, nevrotico…Così lui ha vissuto il libro: non gli è piaciuto, non è riuscito a farsi prendere. Si chiede se i sentimenti che provano i protagonisti siano anche dell’autrice…Pensa che ognuno dovrebbe scrivere su ciò che vive, che gli appartiene, evitando di ‘inventarsi i sentimenti degli altri’.

Anche Vincenzo  non si è sentito coinvolto; afferma che non c’è una vera storia e confessa che lo ha anche disturbato il “linguaggio da caserma” usato dall’autrice. Lo confronta con “La solitudine dei numeri primi” che tratta temi analoghi (incomunicabilità, anoressia…) ma lo fa con profondità e utilizzando  un filo conduttore.

Antonietta, che di solito, quando legge un libro che la appassiona, ‘vive’, per i giorni della lettura, con i personaggi, stavolta non è proprio riuscita ad entrare in sintonia con i protagonisti: ha sentito che quei pensieri erano solo loro, che non potevano essere capiti dagli altri.

Elisa ha ritenuto questa lettura una perdita di tempo. Le argomentazioni dei protagonisti, il modo in cui giustificano la loro rabbia, sono puerili. Il modo in cui vengono descritti i loro bambini inverosimile ed inappropriato.

Gianna è l’unica invece alla quale il libro è piaciuto. Si è sentita come se fosse lì, ad ascoltare il disagio di vivere di due persone prigioniere di se stesse che, oggettivamente, non avrebbero nessun problema veramente grave, ma che si perdono le occasioni che la vita sta loro offrendo. Ha sentito la loro impotenza a decollare e il loro dolore l’ha commossa profondamente.

Patrizia il libro lo ha letto, anche annoiandosi un po’, chiedendosi quando sarebbe arrivata una motivazione ‘seria’ alla volontà di separarsi dei protagonisti. Non c’è stata una vera spiegazione, ed è forse proprio in questa illogicità il messaggio della scrittrice. Probabilmente ha voluto mostrare, nei pensieri di una coppia che si disfa (come nell’attuale momento storico avviene sempre più spesso), solo dei brandelli di pensiero, sensazioni irrazionali, impazienze, egoismi, incapacità di ascoltare e ascoltarsi.

Concludendo tutti cercano di dare una spiegazione al titolo e all’intervento finale della coppia anziana: un esempio di come si possa far continuare a vivere una coppia? l’emblema della banalità del quotidiano? l’estremo tentativo, spingendo i giovani a pregare per loro, di orientare i pensieri su qualcos’altro?

‘Nessuno si salva da solo’ è un bellissimo titolo, sono parole dell’anziano ammalato ma l’approfondimento del concetto resta nella penna dell’autrice.

L’altra lettura affrontata è stata “In nome della madre” di Erri De Luca.

Tutti hanno apprezzato le doti di scrittore-poeta di Erri De Luca, meravigliandosi di come possa sostenere uno stile così lirico per  intere pagine.

Aldo si è meravigliato di come l’autore abbia voluto entrare nei pensieri  femminili, riuscendoci al punto da sembrare fosse davvero una madre a scrivere. Lo ha colpito il percorso di Giuseppe, prima ossequioso delle tradizioni, poi così coraggioso nell’affrontare l’ostilità dell’ambiente che, credendo a Maria, andava sfidando.

Anche Vincenzo si è sorpreso della rilevanza che viene data a Giuseppe.

Elisa ha ammirato il coraggio di Maria, una giovinetta  così volitiva, capace di imporsi e di affrontare i pregiudizi del tempo:  una figura femminile inusuale, da prendere ad esempio.

Giovanna ha espresso delle perplessità; secondo lei  la rappresentazione di Maria e del suo coraggio sono visti in chiave un po’ troppo moderna.

Elisa ha apprezzato lo stile letterario delle pagine e avrebbe voluto che fosse letto a voce alta, da attori veri (erano purtroppo assenti Franco ed Orietta!), per gustare la profondità del linguaggio.

Patrizia, che sta leggendo anche altri suoi libri che si rifanno alle sacre scritture, incantata dalla conoscenza  che De Luca ha delle lingue antiche, ammirata dal lirismo delle parole che usa, è però rimasta molto sorpresa  dell’ossequiosità che lo scrittore manifesta sulla ‘lettera’ del linguaggio biblico. E’ anche perplessa di  fronte all ’”importanza” che De Luca  (non certo la Bibbia!) vuol far credere che venisse  data alle donne, in certi momenti così eccessiva da sembrare consolatoriamente edulcorata.

Antonietta aggiunge che, nei suoi contenuti, l’autore manifesta un certo rigore nei confronti dell’ortodossia cattolica. Non coglie, nei racconti biblici, il senso simbolico che ormai molti stanno scoprendo. Sospetta che dietro il suo lavoro letterario ci sia una ‘tendenziosità’, volta a restaurare dei ‘credo’ ormai desueti.

PROSSIMO INCONTRO:

3 DICEMBRE, ore 16.30, a casa di Marcello e Patrizia

Libri proposti: “DOVE ERAVATE TUTTI” di Paolo De Paolo e “I VICERE’” di  Federico De Roberto

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