giovedì 19 agosto 2010

Ecco la cena!

Nella cornice simpatica ed accogliente di casa Mariani Soldati al Colle, venerdì 13 Agosto, si è tenuta la prima cena del Gruppo di lettura di Lucoli.

Hanno partecipato oltre ai lettori del gruppo altri amici interessati alla novità dell’avvenimento.

Il menu, come noto, doveva essere composto da ricette estrapolate da libri di narrativa.

L’impegno dei partecipanti è stato notevole.

Si è iniziato con la SOPA tratta da “Ovunque io sia” di Romana Petri .....

…La storia tra Manuel Ramalhete e Maria José durava ormai da quattro mesi quando Ofelia, un pomeriggio, si sentì bussare alla porta. Stava in cucina che tagliava le verdure per preparare la sopa che piaceva tanto a suo marito. «Non c'è niente di me­glio di una buona sopa» diceva sempre quando tornando a casa ne sentiva il profumo. «Purché sia abbondante, altrimenti si re­sta con la voglia». E Ofelia ne preparava sempre molta, che poi restava anche per il giorno dopo e riscaldata era ancora meglio. Cominciava a prepararla nel primo pomeriggio perché per farla come diceva lei ci voleva il suo tempo, le verdure dovevano es­sere prima lavate e poi sminuzzate, non importava che poi ve­nissero frullate, lei le tagliava sottili sottili anche col coltello, perché era convinta che in questo modo rilasciassero meglio il loro sapore, e poi c'erano i ceci che aveva messo a bagno dal giorno prima e che bollivano a parte per più di un'ora e che poi spellava uno a uno, convinta com'era che in questo modo pas­sassero meglio per l'intestino delicato di suo marito. Quando sentì bussare stava tagliando la zucca. ...

Per completare il piatto sono stati aggiunti:

Uno spicchio d’aglio

Peperoncino abbondante

Panna vegetale

Salsa di soia

dallo stesso libro è stato tratto il secondo piatto: LA CALDEIRADA

…Caldeirada per due. –Per due che hanno quanta fame? chiese la voce di una donna – Una fame normale- rispose Manuel Ramalhete.

…- Ecco qua, seicento grammi ben fatti, le aggiungo anche un mazzetto di coentro (coriandolo fresco, molto simile al prezzemolo ma dalle foglie più grandi e l’odore più intenso). E’ lei che cucina?

-No, io non saprei dove mettere le mani.

-  E che ci vuole? Tre o quattro patate di quelle grosse, una ci­polla, un bel peperone verde tagliato a fette sottili, un pomodoro maturo, aglio... Ma che glielo dico a fare? Non è lei che cuci­na, dico bene? –Già.

Una volta tagliati patate,cipolla, peperone verde e  pomodoro. Dopo aver messo olio sul fondo della pentola (possibilmente di coccio) fare strati alternandoli con il pesce. Aggiungere aglio peperoncino pepe e noce moscata (se piace) acqua, vino e olio tra uno strato e l’altro un paio di foglie di alloro.

Un’ora di cottura dovrebbe essere sufficiente.

E’ stato servito vino Mateus rosé

Si è passati quindi ad una POLENTA CON BACCALA’ dal Dialogista italiano e danese, ad uso delle due nazioni di Federico Bresemann e Antonio Biaggi

…Pelle mie leggitrici italiane mi son deciso pell'orzo rosso,e alle danesi farò conoscere come si prepari la polenta.

La signora - Che piatto è mai questo?

L'autore - E'... è... in una parola, è la polenta.

…La signora - Non potrebbe darmi un'idea in prosa di questa magnifica poesia?

L'autore - Volentieri, Signora. In una caldaja di rame si getta all'incirca una misura e mezza d'acqua e un po' di sale. Quando l'acqua bolle vi si getta una libbra e mezza di grano turco macinato (o farina gialla). Però si bada di gettarlo a poco a poco, e si dimena continuamente con una mestola la massa, che si va formando nella caldaja. Tosto che da questa si sviluppa un denso vapore, si può dire che la polenta abbia acquistata la solidità necessaria e sia cotta a sufficienza. Ora si prende la caldaja via dal fuoco e si rovescia questa massa sopra un bianco tagliere e ben polito, dopo di che mediante un filo la si taglia in piccole fette. Si prende quindi una scodella di porcellana, se ne sparge il fondo di cacio parmigiano grattato, vi si sovrappongono delle singole fette di polenta, si spargono di nuovo al di sopra di cacio e così si seguita, fino a che tutte le fette siano poste a strati una sovra l'altra.

Quando il tutto è così preparato lo si condisce con del burro liquefatto e la polenta è fatta.

La signora - E questo è tutto?

L'autore - Mi pare che ciò basti per eccitarle una gran voglia di questo piatto squisito.

La signora - Non lo potrei dire; ma forse la voglia verrà col tempo, quando prima mi sarò più familiarizzata colla poesia italiana, col cacio parmigiano e col burro liquefatto.

L'autore - Vedo bene, Signora, che si burla della mia piettanza; ma devo scusarla, non essendo Ella Italiana.

Le cuoche per rendere più interessante il piatto hanno aggiunto del baccalà.

In onore della terra d’Abruzzo è stata stappata una bottiglia di ottimo vino Pecorino

Arrivati al momento del dolce  è stata presentata la ricetta vegana TORTA "CHE MANGINO TORTE" tratta da PopCo di Scarlet Thomas

60 grammi di mandorle tritate

170 grammi di farina con aggiunta di lievito

2 cucchiaini di lievito in -polvere

110 grammi di zucchero Light Muscovado

150 mi di olio di semi

200-250 mi di latte di soya

Scorza di due limoni non trattati con la cera

Succo di 2 limoni

I cucchiaio di acqua profumata ai fiori d'arancio

1 cucchiamo di estratto di vaniglia naturale

Preriscaldate il forno a 190 gradi, o meno se è un forno ventilato.

Ungete una teglia per torte. Una teglia profonda circa 15 cm sarebbe l'i­deale, ma una qualunque andrà bene.Passate al setaccio la farina e il lievito in polvere dentro una scodella, quindi aggiungete lo zucchero. Unite anche le mandorle tritate e la scorza di limone. Aggiungete il latte e l'olio. Usate meno liquido se desiderate ot­tenere la consistenza di una torta piuttosto che di un pudding. Non è ne­cessario essere precisi al cento per cento nelle dosi dei liquidi.Adesso aggiungete il succo di limone e mescolate il tutto. Unite anche l'essenza di fiori d'arancio e l'estratto di vaniglia e mescolate ancora. Il ri­sultato finale dovrebbe essere un impasto denso.Versate il composto nella teglia e cuccete per quaranta minuti. L'esterno dovrebbe risultare ben cotto e l'interno rimanere soffice. Togliete dallo stampo, fate raffreddare e decorate con foglie di menta fresca e fragole.

E per finire le CIAMBELLE DI PESACH da La Sposa Gentile di Lia Levi

Quando giunse il solenne momento della prima sera di Pa­squa arrivarono in tavola, oltre alle azzime e alle erbe amare, radiose come minuscoli soli, anche le ciambelle di Pasqua. Quelle ciambelle che Sara le aveva insegnato a fare sarebbero poi diventate, nelle generazioni, le "ciambelle di Teresa"1.

1 Le ciambelle di Pesach della casa di Amos e Teresa si facevano impastan­do quattordici rossi d'uovo, un decilitro d'olio, due etti e mezzo di zucchero più venticinque grammi di zucchero vanigliato e nove etti di farina. Dopo aver dato all'impasto la forma di tante ciambelle, si dovevano infornare per mezz'o­ra con forno a duecento gradi centigradi.

Non trovando un vino adeguato ai dolci è stato servito un classico “vermuttino”

Poi Franco Narducci ha letto alcune sue composizioni in “dialetto aquilano” tratte da ARETANGHETE schizzi e scherzi in dialetto aquilano




Infine Luciana Marinangeli ha parlato del libro di Jean Giono L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI

http://www.slideshare.net/profmarista/luomo-che-piantava-gli-alberi-presentation

e proiettato la trasposizione in video a cartoni animati di Frederic Back  http://www.youtube.com/watch?v=D_OyNAx-cK0

La serata è terminata con l’impegno a mantenere l’appuntamento anche per il prossimo anno.

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