martedì 31 agosto 2010

Settembre, andiamo...

Ma noi resteremo a Lucoli.

Continueremo a vederci per parlare di libri.

A proposito, il prossimo libro che analizzeremo è “CANALE MUSSOLINI” di A.Pennacchi.

L’appuntamento è per il 18 settembre alle ore 16,30 sempre in via Santa Croce 9, in attesa di trovare locali idonei.

Chissà? Magari una nuova biblioteca! 

Nel frattempo leggiamo il commento che Emanuela ha proposto per il libro di Luglio: FURORE di John Ernst Steinbeck

Nel libro "Furore" è raccontata la storia della famiglia Joad, contadini dell' Oklahoma, sfrattati dalle loro terre dalla siccità che distrugge i loro raccolti e dalla meccanizzazione del lavoro, con i trattori che sostituiscono il lavoro di tanti uomini. E' partendo da questo inferno che la California si trasforma in un paradiso, nel paese fertile pieno tutto l'anno di arance, di frutta da raccogliere e tanto lavoro per tutti, il paese che speculatori con migliaia di volantini pubblicizzano offrendo ai braccianti dell' est lavoro sicuro e ben pagato. Per questo motivo i Joad si mettono in viaggio verso la California, e come loro milioni di famiglie che percorrono, per la seconda volta nella storia americana, un lungo viaggio verso l'Ovest, ancora terra dei sogni e dei desideri e confine ultimo del mondo americano. Viene così descritta la seconda corsa all'Ovest. L'autore racconta i fatti della famiglia ma anche i fenomeni sociali di quel momento, quindi parla di un Popolo.. Il linguaggio è aulico, solenne, sul modello delle Sacre Scritture, quasi come si volesse scrivere un'epopea del Popolo americano. La storia dei Joad, interpretandola sotto metafora, si divide in tre parti fondamentali, che corrispondono nel racconto Biblico all'esodo degli Ebrei dall'Egitto. Nella prima parte di "Furore" si parla della siccità in Oklahoma, parallelamente nella Bibbia si parla dell'oppressione degli Ebrei in Egitto, medesime cause che scateneranno, nella seconda parte nel romanzo, il viaggio verso la California e nella Bibbia l'esodo. Nella terza parte troviamo la lotta per stabilirsi nei nuovi luoghi: la California ci fa pensare alla terra di Canaan. Dietro questa corrispondenza di avvenimenti narrati nelle due opere (gli americani considerano la Bibbia non solo come un testo sacro ma come un opera letteraria dalla quale hanno preso spunti scrittori di tutti i tempi ) si "nasconde " quindi un significato: l'autore vuole indicare che il suo romanzo non parla solo dei Joad, di quel paese o periodo storico, ma che questi argomenti si riferiscono a un contesto più ampio, universale, senza limitazione di spazio e tempo, sono per così dire "sempre validi ".
Molti sostengono che il romanzo appartiene al filone del grande Sogno Americano, riprendendo l'opera di Emerson e Withman, perchè ovunque si legge lo spirito del pioniere che spinge il popolo ad andare oltre i confini dietro i quali aveva costruito la sua vita, alla ricerca di nuove terre, di indipendenza, di successo, sempre guidato dalla fede nei principi della democrazia e della giustizia. Il libro è pieno di metafore ad esempio la grande migrazione dei braccianti dell'est verso l'ovest alla ricerca di benessere, rappresenta l'antica ricerca della terra promessa, è la lotta per la vita, è l'istinto dell'essere vivente, non solo dell'uomo, per la sopravvivenza.


D'interesse sono le metafore sull'evoluzionismo, delle cui terorie l'autore era un convinto sostenitore, riteneva che esistesse un solo comandamento per le creature viventi : sopravvivere. La sopravvivenza poi è condizionata da una complessa interferenza fra organismi viventi, tutto ciò che vive è coinvolto nel cerchio della vita e della morte, quindi, la morte di qualcuno può significare la vita per altri. Bella la descrizione della tartaruga che attraversa la strada, il suo incedere nel pericolo rappresenta i braccianti in viaggio. "Se l’umanità non eseguisse un passo avanti, se l’ansia di progredire sia pure inciampando non fosse ostinatamente viva, le bombe non precipiterebbero dal cielo, i patiboli non funzionerebbero” (p.175). Tutta la narrazione e le sventure umane è legata al progresso, anche se c’è chi paga o è pagato.  Tutto cambia affinché nulla cambi. Trovo questa impostazione antica e troppo condizionata da "dolori cosmici e cumulativi" nell'osservazione del futuro. Secondo il mio punto di vista quando si scrive sarebbe efficace dare una soluzione, non affidarsi solo ai problemi, occorre credere in noi stessi, magari non allo spiritualismo ed all’umanesimo di religiosa memoria, ma almeno ad un credo laico. La vita è qui, direi, non altrove e dipende da noi.
Ma questo è il punto di vista di una cinquantenne del 2010!


Ciao

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