Così come critici letterari, prima e dopo la vittoria del Premio Strega 2010, non si sono trovati concordi nel giudicare il libro di Antonio Pennacchi, anche nel nostro piccolo gruppo di lettori a Lucoli c’è stato un vivace dibattito.
IL LIBRO
Il canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto.
LA DISCUSSIONE
Tutti coloro che sono intervenuti hanno sottolineato che per la coralità dell’azione Canale Mussolini è stato giustamente paragonato al Mulino del Po di Riccardo Bacchelli.
Lo stile così come l’ispirazione di fondo può essere considerato verista.
Ci sono dei passaggi molto drammatici nel libro ma anche istanti di comicità genuina e irresistibile, come quando il Duce e Cencelli – l’ideatore della costruzione della città – inaugurano Pontinia (il 19 dicembre del 1934): “Ci sono ancora in giro queste foto del Duce che mette la calce con la cucchiara sulla prima pietra, e a fianco Cencelli (reduce da un incidente automobilistico ndr.) che pare una mummia, dentro la divisa della milizia con la camicia nera, ma con tutte le fasce e le garze bianche a fasciargli il collo, il mento, metà della faccia e la capoccia tutta intera sotto il fez nero. Pare Tutankhamon”.
E’ solo la storia della pianura Pontina? No ad esempio il matriarcato che si instaura nel podere dei Peruzzi: la nonna che comanda, che sovrintende alle nascite e ai matrimoni e alle morti e il nonno all’osteria è comune a tante zone rurali , anche abruzzesi, .
I dissensi nella discussione sono sorti nell’affrontare la visione storico-politica di Canale Mussolini.
E’ stato definito da alcuni di noi un libro pericoloso, che sdogana il fascismo, che semplifica eccessivamente un periodo storico. Ad altri lettori non è sembrato affatto che si evidenziassero pericoli di questo genere in quanto i fatti apparivano come il vissuto di gente semplice, lontana dalle problematiche e dalle sottigliezze della politica.
Per non sbagliare riportiamo alcuni brani di un’intervista rilasciata a Miro Renzaglia e che potete leggere per intero sul sito www.ariannaeditrice.it
Renzaglia -In effetti, credo che ci siano pochi appunti da fare al libro sul piano della corrispondenza alla verità. Solo che ti dovrai sorbire la cicuta di quelli che “la storia non si revisiona”.
Pennacchi-Che vor di’?
Renzaglia-Dài, lo sai meglio di me: il fascismo, male assoluto, non può essere rivalutato storicamente. E tu, volente o nolente, racconti di un fascismo che prima toglie la terra ai ricchi, poi la bonifica e infine la regala ai contadini.
Pennacchi-Senti, il fascismo ha fatto un sacco de puttanate, dalle leggi razziali alle guerre contro sto mondo e quell’altro. Ma mica gliel’ha ordinato nessuno de fa’ le bonifiche e de fondà le città. L’ha fatto perché pure questo c’era nel suo Dna. Anzi c’era più questo delle puttanate che ha fatto. A me che me ne frega de quelli che vonno restà attaccati alli pregiudizi loro? La storia del fascismo è pure quella delle bonifiche. E io la racconto. Nun je piace? E nun la leggessero…
E noi l’abbiamo letto….
Non si tratta del libro, molto originale anche nello stile e che ha comunque un suo valore letterario…forse è la personalità di Antonio Pennacchi che risulta difficile…
Il prossimo libro di cui parleremo sarà:
A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman.
Ci incontreremo sabato 14 novembre sempre alle ore 16,30
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