giovedì 16 dicembre 2010

IL MONTE ANALOGO

Sesto consiglio

Sicuramente avrete capito che i libri scelti non sono, esclusivamente, delle novità.

Visto che in Italia si stampa tanto ma senza molta qualità, spulciamo in libreria anche tra i libri editi qualche anno fa.

E' il caso de "IL MONTE ANALOGO" di René Daumal , publicato per la prima volta in Italia da Adelphi nel 1968.

Un gruppo di singolari ed esperti alpinisti, certi dell'esistenza, in qualche parte del globo, di una montagna la cui vetta è più alta di tutte le vette, decide un giorno di partire da Parigi per tentare di scoprirla e di darne la scalata. Dopo una navigazione " non euclidea ", a bordo di un'imbarcazione chiamata l'Impossibile, gli esploratori approdano nell'isola-continente del Monte Analogo, dove trovano una popolazione, dagli usi apparentemente stravaganti, che discende da uomini di tutti i tempi e che, come loro, vive ormai, soltanto, nella speranza di scalare la vetta. Un breve soggiorno nel villaggio di Porto-delle-Scimmie, e il gruppo dei nostri alpinisti intraprende l'ascensione, arrivando in vista del campo base. A questo punto il racconto s'interrompe: siamo soltanto all'inizio di un viaggio - che forse è sempre, continuamente, all'inizio - quando la morte coglie Rene Daumal, l'autore di questa storia, impedendogli di descrivere il seguito della scalata al monte simbolico che unisce la Terra al Cielo.
Sotto le parvenze di un romanzo di avventure, o di un racconto fantastico. II Monte Analogo, pubblicato, in Francia, postumo nel 1952, ci offre una " metafisica dell'alpinismo " che è, anche, un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell'autore, verso un centro, sentito come liberazione della persona da ogni suo limite, verso una vetta in cui, al disopra di ogni specifica contraddizione, ciascun uomo attui le proprie umane possibilità. Con la leggerezza propria del saggio, facendo uso nel racconto di storie, canzoni, deduzioni, miti e dimostrazioni, Daumal trasporta il lettore nel regno dell'analogia, dove niente è vero ma tutto è veridico, per un parallelismo tra realtà raggiunta e realtà raggiungibile attraverso un metodo (cioè : il " mettersi sulla via ") che fa cadere i nostri schemi difensivi e ci porta a contemplare con occhi nuovi il nostro paesaggio interiore.

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