L’italiano è la lingua ufficiale nella Repubblica Italiana, sebbene non ci sia un articolo della Costituzione che lo riconosca.
E il dialetto?
Federico Fellini ha scritto che: Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e rivelatore. Il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia l’espressione della nostra fantasia.
Per Andrea Camilleri, il dialetto"Se rimane entro certi limiti e non asseconda istinti leghisti, va bene. Per essere chiari, sarebbe deleterio legiferare l'obbligatorietà del dialetto. Abbiamo una lingua, l'italiano, che al 90 per cento è stata l'artefice dell'unificazione del Paese, e dobbiamo salvaguardarla. I dialetti sono una grande risorsa per la lingua madre e tali devono restare. Esistono solo perché c'è un idioma condiviso da tutti. Ad esempio, invece di saccheggiare le lingue straniere, basti vedere l'abuso di anglismi oggigiorno, potremmo attingere ai nostri dialetti per innervare l'italiano e per salvare la nostra memoria. Ed è quello che io faccio nei miei romanzi".
Per Enzo Sellerio: “il dialetto e l'approfondimento della nostra storia sono un argine al dissolvimento della memoria.”
“JU ‘NDRUJU” si intitola l’ultima raccolta di poesie di Franco Narducci.
Scrivere poesie in dialetto non è un puro esercizio di stile, vuol dire vivere tutti i giorni tra la gente, ascoltare le paure, i dubbi, le speranze, il sarcasmo, i ricordi, l’ironia e poi mettere a disposizione di chi non ha voce la propria capacità. Nascono così, io credo, le poesie di Franco.
Nell’introduzione Gianfranco Formichetti scrive: “un libro di poesie variegato e intrigante, una testimonianza significativa di una poetica che sa muoversi tenendo i piedi nel borgo e la testa nel mondo”.
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