mercoledì 2 giugno 2010

Bellezze di Lucoli

I più vecchi di noi ricordano sicuramente i nonni o i genitori nei campi, intenti a mietere, o in casa, a scartocciare le pannocchie di granturco.
In quei momenti, per dimenticare la durezza e la ripetitività dei lavori, i più intonati, uomo o donna in egual misura, iniziavano a cantare piccole strofe in rima dal contenuto schietto e sarcastico nello stesso tempo.
Quasi sempre erano strofe che si tramandavano di anno in anno ma, a volte, ci si imbatteva nelle voci dei più ispirati che, all'impronta, lanciavano la sfida o rispondevano alla provocazione.
Erano riconosciuti da tutti : Poeti.
Oggi abbiamo perso la memoria di quei canti ma talvolta, non si sa come, qualcosa riaffiora.
E' il caso di “Bellezze di Lucoli” un poemetto scritto da Antonio De Angelis, nato nel 1980 e morto nel 1957.
Daniele Fusari e Carolina Fiori hanno curato la pubblicazione di un piccolo volume patrocinato qualche anno fa dal Comune di Lucoli.
Leggete con cura e con simpatia , troverete notizie su una realtà scomparsa.

ANTONIO DE ANGELIS
Nasce a Lucoli il 12.5.1880 da Pasquale e Martinelli Francesca.
Nei 1902 richiede il passaporto prima per New York e poi per Mosca. decide invece per la Ger-
mania, dove lavora come bracciante per un anno.
Ritorna in ltalia e si trasferisce in Sardegna, a Macomer; dove viene assunto come agente con-
tabile della ditta casearia Albani & Di Trani.
Nel Maggio 1916 viene richiamato sotto le armi.
Si congeda alla fine del 1918.
Si sposa con Vittoria Di Pietro, dalla quale ha quattro figli: Gina, Isaia, Pasquale e Giovanna.
Ritorna a lavorare in Sardegna per la ditta casearia, dove rimane fino al Luglio del 1952.
Muore a Lucoli il 13.1.1951
D.F.

BELLEZZE DI LUCOLI

Muse che nel Parnaso ad abitare
vi trovate sopra il monticello,
vi prego il vostro aiuto mi donare,

Che cantar voglio di Lucoli bello,
E delle sue bellezze le scintille,
Che pareggiar nessun si può con’ello

Dell’Elicona donatemi le stille,
Acciò la lingua mia possa cantare
Ad una ad’un le sue graziose ville.

V’invito amici miei, ad ascoltare
I pregi sui, che provvida natura
A larga mano gli volle donare.

Si trova egli in amena fioritura
Dentro una Valle che vien rinserrata
Da monti che da Venti l’assecura

Sopra colline ogni villa é piantata
Ove diletto alberga assai e non poco,
Che la dimora vi rende beata.

Prune, pere, pesche in ogni luogo
Vi son piantate, ed ha boschi vicini
Che provvedon legna per il fuoco.

Negli vicini monti i fanciullini
Si conducono colla verga in mano
A pascolar pecore e agnellini.

Fioriti praticelli sono al piano,
Irrigati da chiari ruscelletti,
Che in lor, sorgenti in mano in mano.

La primavera poi, molti diletti
Vi recano coi lor soavi canti
Più d’una gentil schiera d’uccelletti,

Con lor gorgheggi invitano gli amanti
Ad’ intrecciar canzonette d’amore
Ed a lodare lddio e tutti i Santi.

Non può mia penna vergar verzi tanti
E la mia lingua appieno dir non puote
Qual bellezza vi regni e quali incanti.

Di nuovo Muse; domando il favore,
Rendermi la memoria rischiarata,
E d’ogni villa canti con onore.

L'ingegno mio con piccole ruote
Tentar non può mia patria circondata
Come a lei gli convien con chiare note.

Chi Verso Nord prende a far l'entrata
Trova a sinistra la villa primiera,
E di Piaggia col nome ella é chiamata.

Per costruzione ella si mostra altiera
Per esser sopra rocce fabbricata,
Impavida sfidando ogni bufera.

Un poco avanti si farà l’entrata
A Casavecchia che si può far preggio
D’esser da frutteti circondata.

Per protettore hanno posto sul seggio
Del gran Lorenzo l’alma gloriosa
C’ogni mondano onore ebbe in dispreggio.

Sopra di ella in forma maestosa
Si erge un’altra villa detta Colle:
Sopra d’ameno poggio si riposa.

Al capo d’ella verso il ciel s’estolle
Devoto tempio a Cristina Beata
Che al bene oprar tenne il suo cuore molle.

Più avanti ancor, si trova edificata
La Spogna e ancor più oltre la Spognetta
Che di frutteti ameni ognuno é ornata.

Sopra dell’una e dell’altra villetta,
S’estende una collina ove piantate
Sono le croci sopra la sua vetta.

Vicino alla collina anco scavate
Sono le fosse per dare ricetto
A chi del viver l’ore ha trapassate.

Anche un tempio lì trovasi eretto
Al Santo dal profeta nominato
“ Voce di uno che grida nel deserto”.

Voglio dire di Giovanni Beato
Che in santità sopra tutti é sovrano
Che santo fu prima d’esser nato.

Ebb'anco il privilegio sovr’umano
Di battezzare il nostro Redentore
Nelle dolcissim’acque del Giordano.

Fecero ancora in tal luogo dimora
Per lunga pezza di frati una schiera
Non sò per qual cagione or sono fuora.

Proseguendo la strada mulattiera,
S’incontra quella villa che il suo nome
Dona al comune e alla regione intera.

Qui più che altrove son le genti dome
Dall’invernal stagione e ben mature
Non posson dare gli alberi sue some.

Però l’acqua hanno cristallina e pura
Che nelle loro fonti fan zimbello
Ricreandole colle lor frescure.

Sorge vicino ad ella un monticello,
Con picciol piano sù nella vetta,
Che offre soggiorno assai gradito e bello.

Sopra v’é fabbricata una chiesetta,
All’Arcangelo Michele dedicata,
Che dal ciel discacciò la triste setta.

Piu alto ancor, in fine alla vallata,
Si trova Casamena, che perduta
Si può chiamar, di boschi circondata;

Con l’occhi miei mai non l’ho veduta,
Perciò costretto sono mio malgrado
A far verso di lei favella muta.

Torno per il sentier dov’ho passato
Torcendo il mio cammin verso ponente
Che restavami prima al destro lato.

Passando in un viottolo scendente,
Si giunge a Collimento, che natale
Ha dato al nostro Sindaco Cialente;

Dell’altre ville questa é capitale
Che il Municipio é in ella e ancora quello
Che provvede farmaco al nostro male.

E’ fabbricata a un sito molto bello,
Sopra d’un colle, in un bello ripiano,
E alle sue falde scorre un ruscello.

Ha per suo protettore Sebastiano,
Santo guerrier, che sue carni frecciate
S’ebbe per esser costante Cristiano.

Ancor verso ponente fabbricate
Sono due ville l’una e l’altra bella,
Che Prata e Peschiolo son chiamate.

ll Santo che salvò la damigella
Da gli morsi del drago feroce,
Hanno per protettore questa e quella.

Andiamo avanti a trovar S. Croce
Ch’é dipartita in due: mezza é sul monte,
L’altra metate il sol poco la coce.

Tra Sud ed Occidente sorge un monte
Che in su la vetta un tondo cerchio gira
Vestigio antico di mura rotonde;

Chi su di ello va, col guardo ammira
In un sol punto, piani, valli e monti,
E sempre Zeffiretto ivi ci spira.

Se verso settentrion da lui dimonti,
Per far ritorno al suddelto villaggio,
Montecalvario nel cammino affronti.

Quivi si monta nel terzo di Maggio
Con una solenne processione
Per onorare di Gesù il viaggio.

Ad ogni Croce in ginocchio si pone
Il popolo devoto ad’ascoltare
Del Sacerdote il pietoso sermone.

In dietro adesso devo ritornare
Verso il villaggio, e dir della sua Chiesa
E le sue statue ad una ad un mostrare.

Al capo altare é il Santo che a contesa
Vinse sempre i demoni in ogni fiata
Nella Tebaide nell’Egitto estesa.

Ancora v’é la Vergine Beata
Che il manto nero a sua vita si pone
Mostrandosi nel viso addolorata.

Vi è pur la Santa Sua Concezione
Che preme coll’Immacolato piede
La testa dell’orribil dragone.

San Vincenzo Ferreri ancor risiede
In questa chiesa, che Sua statua onora
ll popolo co’ affetto e pura fede;

Ancora qui la statua fà dimora
Di Berardino Santo al capo altare,
E mont’altre pitture vi sono ancora.

Codesta villa vengo abbandonare
Torcendo Verso Nord il mio cammino
Per andar l’altre ville a visitare.

Dopo Francolisco v’è Mancino:
Piccola villa posta in su la Strada,
Che per bellezza è un piccolo giardino.

Più oltre ancor San Menne é edificata:
Piccola villa che non ha l’eguale
Pel sito ameno dov’ella é piantata.

E’ eretta qui la chiesa parrocchiale
Dall’altre due ville sopraddette,
E ricevono qui l’acqua vitale.

Quivi vi sono molte statue erette,
Tra le quali si trova Maddalena
Che ai pié del salvatore si sedette.

Ancora v’é Maria di grazia piena,
Che stringe al petto’l suo Divino lnfante
Co’ amabil sguardo e con fronte serena.

Vi sono ancor le due Martire Sante:
Lucia e Agnese, che nella lor vita
Di sposare Gesù furo anelante,

San Menne v’é che alle sue chiome
Si pose l’elmo e alla mano la spada
Per le sette infernal rende dome.

Dipinta v’é la Vergine Beata
Che al titolo s’onora di Rosario
Del Vesuvio alle falde ritrovata.

Dipinto ancora v’é Montecalvario
Con Gesù nella Croce, che confitto
Vi fu dal Sinedrio a lui contrario.

Di Casa Santa ancora v’é il tragitto
Che dagli Angeli fu nel mar traslata
Tenendo ver l’Italia il calle dritto.

La Circoncisione è istoriata
Del nostro Signor Gesù Bambino
Sovra una tela in uno altare alzata.

Al capo altare il Redentor Divino
Dipinto v’é che fa’ il Sacro Istituto
Mutando in Carne il Pane e in Sangue il Vino

Dipinto v’é il gran Santo, che tenuto
Sopra sue braccia l’Eterno Fattore
Quando a redimer il mondo fu venuto

Maria ancora v’é che con dolor
Si tiene al grembo il Suo Figliol Divino,
Statogli ucciso sol per nostro amore.

Un giardinetto alla Chiesa é vicino,
Che nella primavera egli s’infiora
Di rose e ancor del giglio peregrino.

In la casa vicina fin dimora
Il Sacrato ministro del Signore
Che’l popol tutto a bene oprà innamora

Più giù v’e Sant’Andrea Pescatore
Che cosi nome prese una valletta
Da Sant’Andrea di lei protettore;

A riguardarla molto il guardo alletta,
Perché ver lei la provvida natura
Non piccola bellezza v’ha ristretta:

Orti ci son dove l’uva matura,
Ed hanno una graziosa chiesolina
Che tengono pulita con gran cura.

Si trova quivi la Madre Divina
Che addolorata pianse il figlio morto
Nella città che siede in Palestina.

V’é pur la statua di Gesù risorto,
Con il vessillo di salute in mano,
Che al vero cristiano da conforto.

Del Santo protettore padovano
La statua c’e che con sembianze care
C’invita aver nel petto cuore umano.

Di sopra alla sinistra, al capo altare,
Sant’Andrea Pescatore vi risiede,
Che andò per Gesù poi l’alme a pescare.

Ora il mio canto un poco indietro riede
Perle bellezze venire a cantare
0ve stampai le prime orme col piede:

Di quella bella villa vuò parlare
Che Francolisco per nome s’appella
Ove si trova cortesia abitare.

A un bel progetto e fabbricata ella
Colle sue mura belle e maestose
Con una forma graziosa e bella.

Questa si può chiamare villa di rose,
Perché d’ogni bellezza è molto ornata
E primavera sua sede vi pose.

Di fertile campagna e circondata,
0v’abbondante messe ci matura
E d’ogni parte d’alberi è circondata.

Orti ci sono pieni di verdura,
Che per più mesi verdi egli si stanno,
E primavera in loro eterna dura.

Quando s’infiora il giovinetto anno,
Ci fioriscon viole e belle rose
Che i giovinetti a gara a coglier vanno.

Ancor ci sono le viti pampinose
Che sopra a pergolati son distese
Mostrandosi del suo frutto pompose.

Quando ritorna di Settembre il mese,
Danno gli alberi saporiti frutti
Di che và ornato questo bel paese.

A primavera poi nidi costrutti
Vi son da graziosi cardellini
Di vivaci color coperti tutti.

La mattina, negli alberi vicini
Alla villa si mettono a cantare
Con i gorgheggi sui, quasi divini.

Oh! quanto è dolce loro d’ascoltare
Che al sonno gli occhi fanno prosseguire
lnvogliando la vita a letto stare.

Con quel suo caro e dolce cinguettire
Musica fanno assai gentile e bella
Che par che dican “seguita a dormire”.

Si dolcemente gli orecchi a ferire
Vien lor canto che allettan l’udito
Come sirene incantan e fan dormire.

“Dormi dormi artigiano e villanella,
Dimenticati la stagione invernale
Ora che primavera rinnovella.

Dormite cari e non avete a male
Le nostre dolci e flebili carde
Perché questo è lo nostro naturale.”

Zeffiro ancora venticel gradito
Rinfresca questa villa in la cald’ora
Per esser posta in favorevol sito.

Quando che il sol fa sparir l’aurora,
E su nei monti non è sorto appena
Che agli suoi raggi tutta ella s’indora.

Di cisterne nell'interno è ripiena
Dò si conserva l’acqua che lor porge
Quando piove i canali a larga vena.

Sopra della villetta in’alto sorge
Un palazzotto di antica struttura
Che a molte miglia da lontan si scorge

Una chiesina ancor v'ha le sue mura
Che di rare bellezze e molte ornata
Ma di ella non si ha nessuna cura;

Benchè al presente è molto diroccata,
Par si mostra all’interno maestosa
Che di belle pitture è istoriata:

A1 capo altare la Vergine gloriosa
Dipinta v'è col suo figliuol diletto
E in mezzo a un trono d’Angioli si posa.

Alberga pur sotto il medesimo tetto
Il Santo che protegge ognun che afflitto
Si trova da morbale peste infetto.

San Giuseppe ancora v’è che nell’Egitto
Sen fugge colla sposa ed il bambino
Per salvarlo dall’Erodiano editto.

Tre altar vi sono e due di marmo fino
Ornati son, che hanno i colori belli
Del nero giallo bianco e porporino.

Delle belle colonne i capitelli
Sono ancor di pregiata pietra fina
Ch’é1avorata da dotti scarpelli.

Non dico piu di questa chiesolina
Ch’altr’esempi ha di nostra fede Santa
Che’l paradiso i pensier c’incammina.

Abbastanza la lingua mia non canta
I pregi tutti che porta mia villa
Che arte con natura cinge e cementa,

Come una rosa che ha più d’una stilla
Di rugiada, sovra sua corona,
Così fra l’altre ella luce e sfavilla.

Alla grat’ombra che gli alberi gli dona
Invita i passegeri quì a fermarsi
Per rinfrancare la stanca persona.

Oh! quanto è grato in ella ad abitarsi
E chi stanco si trova e infastidito
A questa villa venga a riposarsi,

Gli uccelletti rallegran quì l'udito
Che il lor dolce cantar l’alma trastulla
Ed a bellezza stà diletto unito.

Questa villa fu mia natia culla
Che primavera con sui fiori ammanta
E qui trascorsi l'età mia fanciulla;

La mia discendenza non è pianta
Che splendore nel mondo abbia mostrato,
Perciò la fama di lei nulla canta.

Mi pare che abbastanza abbia cantato
Le bellezze di Lucoli e sue ville
E che il riposo mi abbi meritato.

E a voi amici de saluti mille.

FINE

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